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il caso 

La raccolta vale 1,2 milioni ma resta in un magazzino

Manuela D’Angelo
La raccolta vale 1,2 milioni ma resta in un magazzino

Castello Malaspina “inidoneo” a ospitarla, così la collezione di statue africane che l’artista Julio Silva donò alla città giace impacchettata e invisibile da anni

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massa. Tra pochi giorni, a gennaio Julio Silva, nato nel 1930 in Argentina, pittore, scultore e importante collezionista di arte africana e primitiva, compirà novant’anni. Il suo sogno “di compleanno” è quello di trascorrere la festa in terra apuana: a Torano, il borgo sopra Carrara dove ha a casa e dipinge; e a Massa, città a cui ha donato una collezione di statue africane che ha un valore valutato attorno a 1,2 milioni di euro. . Se Silva nei prossimi mesi dovesse davvero venire a Massa, qualcuno, però, dovrebbe spiegargli perché la sua collezione giace impacchettata, alla bene meglio, in una stanza del castello Malaspina, in balia delle muffe e dell’umidità, dimenticata, come se fossero sacchi di spazzatura. È una foto scattata del consigliere del Pd Stefano Alberti, il quale ha fatto un sopralluogo qualche tempo fa al castello, a far emergere una storia incredibile, non solo per il valore delle opere in questione, che il Comune di Massa ha deciso di non esporre più, ma anche per la poca riconoscenza nei confronti di un artista - collezionista, tra i più famosi del mondo – , “colpevole” soltanto di aver regalato alla città 300 opere introvabili, rarissime e preziose, simbolo di una cultura lontana.

Sculture di legno, dipinte o intagliate, maschere, da indossare nelle danze e nelle cerimonie, per ingraziarsi gli spiriti della natura; oggetti di utilità quotidiana, ciotole, sgabelli, sedie, fabbricati con cura, sia per rendere più piacevole la vita quotidiana, sia per aumentare il prestigio di capi e dignitari. È dal 1972, anno in cui acquista una casa a Torano, sopra Carrara, che Julio Silva trascorre gran parte dell’anno in terra apuana, spostandosi da Parigi con la moglie Catherine Lecuillier, compagna di viaggi in tutto il mondo alla ricerca dell’arte africana; qui si intrattiene con gli amici artisti del luogo: incontra Massimo Bertozzi, curatore di mostre d’arte, all’epoca capo di gabinetto del Comune e decide, circa dieci anni fa, di donare a Massa una parte della sua collezione: 300 oggetti che documentano i riti e le cerimonie che scandivano la vita dei villaggi e delle tribù del Congo, dello Zaire, Nigeria, Burkina Faso e Camerun.

La donazione alla città avvenne attraverso un carteggio privato tra Silva e l’amministrazione comunale, alla condizione che le sue opere non venissero mai vendute e che fossero esposte in forma permanente al castello Malaspina. La collezione arrivò a Massa nel 2014 e il Comune organizzò una mostra con 40 opere dal titolo “N'kosi Sikelele Africa": Silva e il sindaco di allora, Alessandro Volpi, tagliarono il nastro orgogliosi, anche se forse non tutti capirono l’importanza e la bellezza di quelle opere, così diverse e così lontane dalla nostra cultura.

Il resto della collezione, 300 opere del valore stimato per difetto di 1,2 milioni di euro, fu conservato al castello Malaspina in attesa dell’esposizione permanente, che non avvenne mai. Quando Stefano Alberti, a maggio scorso, vide per caso quelle balle di cellophane accatastate in uno sgabuzzino, notò che dagli imballaggi uscivano braccia, e teste di statue africane. Era la collezione di Silva, rimasta lì per sei anni, forse, a questo punto, in parte danneggiata dal tempo e dall’umido. Alberti scrisse una interpellanza all’attuale sindaco Francesco Persiani, ma la risposta scritta fu che “il castello Malaspina non risulta il luogo più adatto per ospitare una mostra di arte africana”. Una posizione sostenuta anche da Franco Frediani, cittadino che si occupa di arte e storia locale (è autore fra l’altro di alcune opere sulla città sotto il regime fascista e fu uno dei più strenui sostenitori del monumento al gerarca-poeta massese Ubaldo Bellugi) citato dall’amministrazione nella stessa risposta al consigliere, interpellato per avere consigli sul da farsi.

Insomma: al castello l’arte africana non può stare, “non è un luogo consono”, sostiene l’amministrazione. Eppure una collezione simile a quella donata da Julio Silva è in mostra permanente in un altro castello, quello Sforzesco, a Milano, dove viene visitata da centinaia di turisti e appassionati al giorno. E in tutto il mondo i collezionisti sono alla ricerca di opere come quelle che Massa tiene al chiuso e al buio: a New York, non molto tempo fa, una maschera africana a forma di elefante fu battuta ad un’asta per 170mila euro.

Forse Julio dovrebbe tornare in terra apuana per il suo compleanno e farsi un regalo: riprendersi le statue africane donate a chi oggi non le vuole. —

Manuela D’Angelo

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