Accudiva la mamma e la zia: «Gabriele era troppo bravo»
Terzo di tre fratelli, viveva ad Avenza. Da qualche tempo aveva lasciato il lavoro. I congiunti si stringono ai familiari
Avenza. Gabriele Lucetti era il terzo di tre fratelli; il fratello maggiore si chiama Renato, poi c’è Barbara e infine c’era lui. 46 anni, aveva lavorato per 22 anni al Nuovo Pignone a Massa, come operaio, ma «soffriva di emicrania - dice il fratello Renato» e così dopo vari periodi di mutua, aveva deciso di lasciare il lavoro. Il suo compito principale era adesso accudire la mamma Vittoria e la zia Laura, che abita nella casa a fianco e che considerava quel nipote così gentile e così bravo come un figlio. Faceva tutto con amore e con passione, raccontano. La sua macchina, una Scirocco, è ancora parcheggiata nel cortile della casa di via Casola, ad Avenza. Era una casa di campagna, qui prima dell’urbanizzazione del Peep c’erano solo campi a dismisura.
Da quando non andava più in macchina, Gabriele girava in bicicletta. Un mezzo comodo, una bici non da corsa, da passeggio.
La vigilia di Natale aveva appuntamento con un ex collega del Pignone, per farsi gli auguri; dovevano trovarsi proprio dalle parti del cinema, a metà strada in via Dorsale. Una passeggiata, per poi tornare a casa. La prima ad avere un brutto presentimento, racconta il fratello Renato, è stata la madre Vittoria. Intorno alle 17, 17,30 di lunedì ha iniziato a telefonare ai fratelli, a chiedere se avevano saputo qualcosa; sapeva che il figlio era preciso, che non tardava mai. Alle 18, si sono decisi a fare il numero di Gabriele, è stata Barbara a chiamare, ma le ha risposto un agente della polizia municipale di Massa. E a quel punto, hanno tutti capito che era successo qualcosa di grave, gravissimo, anche se non potevano certo pensare che Gabriele fosse stato sbalzato come un fuscello per decine di metri. Lui, così pacifico e tranquillo, e la sua bicicletta. Una tragedia. Due giorni dopo, per Santo Stefano, in casa dei familiari si alternano le visite dei congiunti più stretti, a portare una parola di conforto, insieme al parroco della Covetta.
La salma è a Lucca, per l’autopsia, i fratelli sono andati a vederla e ancora non sanno quando potranno esserci i funerali. L’inchiesta è in corso. “Era troppo bravo, era troppo buono”, dice con un filo di voce zia Laura. Sono tutti attorno al tavolino, colpiti da un dolore improvviso e troppo grande. Provano a farsi forza tutti assieme. Ora, il sostegno per due anziane non c’è più. —
M.B.
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