Il presidio
Le Jare, il futuro è incerto E al mercato di Massa ci piove dentro
Dopo il blitz in Comune, le sei ditte e il centinaio di lavoratori non hanno sicurezze sulla loro permanenza. «Vorremmo anche investire, ma non ci sono garanzie»
Massa. «Noi saremmo anche disposti ad investire, ma vogliamo garanzie, che per adesso non ci sono». Lo dice Marco Bongiorni della Bongiorni Ortofrutta, una delle sei ditte del settore che ancora resiste al mercato delle Jare. Di fronte al suo magazzino e ai suoi uffici, c’è un secchio nero in mezzo al piazzale, che i muletti guidati dai dipendenti devono schivare quando movimentano le merci. Il secchio serve - per quel che può - a raccogliere l’acqua che scende dalla mega copertura estesa 10.000 metri quadrati. Uno sguardo all’insù: il soffitto è pieno zeppo di minuscoli buchi, fori rotondi. È per questo che al mercato ortofrutticolo ci piove dentro. . E gocciola in una mattinata di sole, quando la notte ha piovuto. Figurarsi durante i temporali, le burrasche. Il pavimento è bagnato, scivoloso, pericoloso. È un pavimento di pozzanghere. Necessari stivali antipioggia, con la gomma nella suola. Necessari ombrelli, cappelli, giacconi con cappuccio. E poi la merce, va protetta. Cassette di frutta e di verdura coperte da teli impermeabili. Grossi teli anche sopra le sette celle frigo che si trovano al centro dello spazio. «Ma ci piove dentro comunque, ditemi voi dove dobbiamo mettere i nostri prodotti, per non farli marcire», sottolinea Monica Pucci, che lavora per la Ortoverde.
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Queste aziende sarebbero anche disposte a pagare qualche lavoro di manutenzione, ma adesso non lo vogliono (e neppure possono) fare: il loro contratto di concessione 4+4 è scaduto il 31 dicembre 2018, da un anno sono in deroga ad occupare questi spazi, pagano in media un migliaio di euro al Comune di Massa (che è proprietario della struttura) in rate ogni due mesi. L’altro giorno sono andati a protestare in municipio: un centinaio di lavoratori vogliono capire cosa ne sarà di loro. Sono stati definiti “occupanti abusivi” in una comunicazione del dirigente del settore lavori pubblici, Fernando Della Pina. E hanno presentato una petizione. L’amministrazione dal canto suo ha smentito le voci di una ipotetica chiusura del mercato, rassicurando gli operatori. Non c’è però alcun atto firmato, si proseguirà con le proroghe e le incertezze (un po’ come accade per gli impianti sportivi). E senza investimenti. Dunque l’umore dentro Le Jare non cambia, restano i timori. Perlomeno finché non verranno sottoscritti nuovi contratti di affitto per magazzini e celle frigo.
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E poi c’è la condizione in cui versa la struttura a sud dell’Aurelia, di fronte all’Ospedale del Cuore. Pioggia o no, c’è la porzione originariamente riservata ai servizi che cade a pezzi. Il bar non c’è più da sette mesi, i bagni ci sono ancora ma è come se non ci fossero. Il tanfo che proviene da quelle stanze sollecita anche gli audaci ad andarsene. Dentro, il sudicio più esagerato. Solai malmessi, sporco, c’è di tutto sui pavimenti, cartacce, il degrado più assoluto. «Dovremo pur andare in bagno. Ecco, ci tocca tornare a casa, non c’è altra soluzione», si lamenta Michela Ferrari della FB Ortofrutta, che ha la sede proprio di fronte allo scempio dei servizi igienici nei fatti inutilizzabili per pudore. La desolazione e il degrado sono evidenti. E chi lavora qui non sa neppure quale sarà la sua sorte. —
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