Addio a Paolo Carusi ex presidente Arci Portò i Dire Straits e Benigni a Carrara
Aveva 75 anni ed era un uomo eclettico appassionato di politica, cultura e grande organizzatore di eventi
Quando si dice che a Carrara “non c’è nulla”. Quando si fanno pistolotti sulla mancanza di spazi, di attività culturale, di musica e luoghi di ritrovo, bisognerebbe fermarsi un attimo a riflettere e ricordare la figura (e l’operato) di Paolo Carusi.
Oggi lo faranno in molti, saranno tanti a ricordare Paolo Carusi (“Caruson” come lo chiamavano gli amici) che all’età di 75 ani si è spento nell’ospedale Sacra Corona di Pietra Ligure, località dove si era trasferito da tempo insieme all’amatissima compagna, il medico Bernarda Cagetti.
La storia di Paolo Carusi è quella di un uomo che ha dato anima, energie e cuore per la politica, per la musica e per Carrara.
Una storia che parte da lontano, dagli studi grafici a Firenze e la militanza, prima nella Fgci e nel Pci (poi, nel corso degli anni passerà a Rifondazione comunista). E una storia dove l’impegno si unisce col divertimento. Negli anni Sessanta fu proprio Paolo Carusi a organizzare le prime “feste matte”, con tanto di costumi e eventi a tema, all’Umbertino di Carrara.
Negli anni Settanta Paolo Carusi diventa presidente provinciale che, all’epoca, aveva sede agli Animosi.
E quelli sono anni davvero importanti per Paolo: fu lui a portare per la prima volta a Carrara Roberto Benigni per uno dei suoi spettacoli d’esordio come one man show, al Politeama.
«Ricordo che Benigni - racconta l’amico e socio di una vita Ivano Fabbri - arrivò in Cinquecento con il padre e dopo lo spettacolo andammo a cena al circolo Victor Jara».
In quegli anni non fu solo Benigni l’artista che Carusi portò a Carrara: ci furono anche i Dire Straits in un epico concerto allo stadio dei Marmi, e Peter Tosh, Francesco Guccini e Edoardo Bennato, tanto per ricordarne qualcuno.
Non solo musica, Carusi come presidente dell’Arci portò per primo l’idea dei mercatini del libro usato: una pratica che fino ad allora non si faceva e che divenne uno dei punti forti dell’attività dell’associazione.
Uno spirito da grande organizzatore coniugato con l’amore per la politica: negli anni Settanta Paolo divenne consigliere comunale nelle fila del Pci e fu, a lungo, uno degli organizzatori delle feste dell’Unità. Una voglia di fare che mantenne fino al 1992 quando, ormai passato nelle fila di Rifondazione comunista, organizzò il primo festival nazionale di Rifondazione a Marina di Carrara. Un evento che portò sul territorio 15mila persone, e artisti del calibro di Enzo Jannacci, tanto per ricordarne uno.
Insieme alla politica e agli eventi Paolo Carusi ha portato avanti per anni la ditta di pubblicità PubliVedo insieme al socio storico, Ivano Fabbri e al figlio Pierpaolo, prematuramente scomparso di recente a soli 40 anni. Uno dei grandi dolori che hanno indebolito il grande cuore di Paolo Carusi.
Ma è impossibile parlare di Paolo e della sua storia senza ricordare l’esperienza del Porcospino. A molti questo nome oggi non dirà molto: negli anni Novanta, fine anni Ottanta, è stato uno dei locali più in voga non solo a Carrara, ma per tutta la provincia. L’idea venne a Paolo ed era una idea semplice: una volta smantellato il capannone che serviva per fare la grafica legata all’agenzia pubblicitaria, si decise di creare un locale. Un posto dove fare musica, cabaret, spettacoli.
Il capannone era in via del Bravo a Nazzano, in mezzo al nulla. Il locale si chiamò Porcospino. La direzione artistica venne affidata a un Dario Vergassola alle prime armi, anche questa volta Paolo Carusi ci aveva visto lungo.
Passarono da quel capannone, nelle serate dei mitici giovedì artisti del calibro di Vinicio Capossela, Aldo, Giovanni e Giacomo, Enzo Iacchetti, Stefano Nosei.
Furono gli anni del tango, della musica dal vivo e della gente, tantissima gente che si metteva in fila davanti all’ingresso, in via del Bravo. In mezzo ai capannoni industriali, dove prima non c’era nulla. Dove Paolo Carusi aveva portato il suo guizzo, la sua visione e aveva creato un contenitore in cui ci si confrontava e ci si divertiva.
Alla fine degli anni Novanta Paolo Carusi si è ritirato a Pietra Ligure, insieme alla compagna Bernarda. Si dedicava alla pesca, a bordo del suo “gozzone” e aveva una bottega, in cui si dedicava a scolpire il marmo. L’ultima passione di un uomo che di passioni ne ha avute davvero moltissime. —
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