Il Tirreno

«Chiediamo soltanto di essere considerati alla pari degli altri»

Luca Signorini
«Chiediamo soltanto di essere considerati alla pari degli altri»

Il classico di Pontremoli è l’unico istituto superiore paritario dell’intera provincia Il preside don Pietrocola: «Vorremmo che fosse applicata la legge 62 del 2000»

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Il preside monsignor Antonio Costantino Pietrocola, 64 anni, in carica dal 2007, non vuole parlare di discriminazione, circostanza particolarmente forte. Sta alle carte, ovvero alla circolare ministeriale numero 31 del 18 marzo 2003, in attuazione della legge 62 del 10 marzo 2000, da allora il liceo classico vescovile di Pontremoli è una scuola superiore paritaria. Si legge nel foglio ufficiale: “Nel sistema nazionale dell’istruzione le istituzioni scolastiche sia statali che paritarie concorrono, nella loro specificità e autonomia, a realizzare l’offerta formativa sul territorio. In tale contesto le amministrazioni pubbliche, nell’esercizio delle rispettive competenze, intervengono a sostenere l’efficacia e l’efficienza dell’intero sistema nazionale di istruzione”. «Il punto sta qui - dice il dirigente scolastico - non chiediamo altro che rispettare la legge dello Stato». E dunque l’esclusione del vescovile dal depliant informativo stampato dall’Unione dei Comuni della Lunigiana per distribuirlo agli alunni delle scuole medie alle prese con la scelta a quale istituto superiore iscriversi, viene considerata «una presa in giro». Il classico di piazza San Francesco - tra l’altro l’unico liceo paritario della provincia di Massa-Carrara e l’unico liceo non inserito nel volantino istituzionale - «non ha mai fatto discriminazioni: da noi frequentano studenti non battezzati e anche comunisti», sottolinea don Pietrocola. Prosegue: «A noi interessa che la scuola sia considerata alla pari delle altre senza oneri per lo Stato. Chiedo soltanto che i genitori siano liberi di fare la loro scelta, senza imposizioni». Basta scoprire tutte le carte per non influenzare le considerazioni: un anno al vescovile di Pontremoli costa 2.500 euro (in tre rate), se una coppia di genitori iscrive due fratelli, il secondo di rate ne pagherà due. Ancora il preside: «C’è da capire quanto lo Stato spende per ogni alunno di una scuola statale, siamo intorno ai 5-6.000 euro all’anno. La nostra non è una scuola d’élite, per ricchi, ma è aperta ai giovani che vogliono fare un investimento su un certo tipo di formazione, in un piccolo ambiente dove è possibile instaurare relazioni umane importanti e durature». Gli studenti sono una sessantina in cinque classi, dalla prima alla quinta superiore. Una scuola che ha avuto il primo riconoscimento legale nel 1941, epoca fascista. L’annuario c’è dal ’45, due anni dopo sono state accolte per la prima volta anche le donne: da allora a diplomarsi in queste stanze sono stati oltre 2000 scolari. Ma l’istituzione è antichissima: è stato il primo vescovo di Pontremoli, Girolamo Pavesi, a far partire il seminario vescovile, era il 1814, l’anno del Congresso di Vienna. In carenza di seminaristi con la vocazione, dal 1985 è rimasto il solo ginnasio, come si diceva una volta. Insomma, il liceo vescovile c’è da 205 anni: il classico più vicino, quello di Aulla, è partito negli anni ’70 del Novecento. Ma non vuol dire che il vescovile di Pontremoli sia “vetusto”, aggettivo che ha animato la bagarre. Lo ha scritto nella lettera inviata al preside il presidente dell’Unione dei Comuni, Roberto Valettini, utilizzandolo «per conferire decoro e dignità alla scuola, secondo la definizione che dà la Treccani», come aveva dichiarato a Il Tirreno. Ma è guerra di dizionari: perché don Pietrocola tira fuori il Battaglia, secondo cui “vetustà” significa sì origini antiche, ma anche “degrado e fatiscenza di un edificio o di un luogo”. «Finiamola qui - precisa il monsignore - la discussione non è mai davvero iniziata, la lettera che ho ricevuto non ammetteva replica e io non ho incontrato né Valettini né qualcun altro dell’Unione dei Comuni della Lunigiana». E neppure hanno visto quella brochure contesa al vescovile, nessuna copia è mai arrivata. Sembra comunque che non se ne facciano un cruccio, se è vero che la ragione di questa scuola sia da far risalire alle volontà di Pietro Leopoldo di Lorena, granduca di Toscana, che per finanziare l’allora seminario elargiva 500 ducati annui. Qualunque significato si voglia dare al termine vetusto. —

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