Il Tirreno

il caso 

Pescatori in rivolta contro il bando di gara «Sarà la guerra del ricco contro il povero»

Pescatori in rivolta contro il bando di gara «Sarà la guerra del ricco contro il povero»

Nel mirino il futuro dei posti barca: «Non si è tenuto conto di chi ha valorizzato queste attività. Atteggiamento irresponsabile»

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CARRARA. I quattordici pescatori di Marina di Carrara, «L’intera marineria di Marina di Carrara costituita da 14 imbarcazioni raggruppate in una Cooperativa d’Armamento, Alta Marea, e da altre imprese individuali di pesca professionale», sono preoccupate e, in una nota, esprimono «un giudizio fortemente negativo su come il Dirigente incaricato e l’Autorità Portuale hanno gestito la fase finale del trasferimento dell’area pesca nella nuova area inaugurata il 23 settembre 2019 ed in particolare sulle metodologie e i criteri che si vogliono utilizzare per l’assegnazione degli spazi». E si aggiunge: «Dopo oltre una ventina d’anni, le imprese di pesca locali possono essere sfrattate da Marina di Carrara dove hanno investito risorse, dove hanno investito il loro futuro e quello delle loro famiglie». Nel mirino, il bando di gara per l’assegnazione dei posti, di cui il Tirreno ha scritto nei giorni scorsi. Ieri mattina c’è stato un confronto, ma la gara va avanti.

«Nel bando presentato, infatti, non si tiene conto né dell’esperienza passata, né degli investimenti fatti, né del lavoro svolto in tutti gli ultimi anni. La paura di qualche minaccia di qualche sedicente rappresentante degli interessi delle imprese locali ha portato il Dirigente in questione e l’Autorità Portuale a lavarsi le mani e a mettere giù il nuovo bando di assegnazione delle concessioni. Lo hanno sbandierato come il bando più oggettivo e neutro che si potesse fare ma invece - tuonano i pescatori - si rivela come scelta irresponsabile e penalizzante per chi la precedente area di via Salvetti ha valorizzato nel tempo, instaurando un radicamento profondo con la comunità locale. Non si tiene conto minimamente neppure degli impegni che hanno portato alla costituzione di una cooperativa d’armamento avviando di fatto percorsi di aggregazione della marineria, propedeutici ad un miglioramento dei servizi e ad una qualificazione del pescato locale, oltre che una scelta favorevole ai consumatori locali».

Sottolineano i firmatari: «L’unico meccanismo messo in campo e passato come neutro è quello, in caso di più richieste rispetto ai posti disponibili, del confronto economico. In barba a tanti sacrifici vinca quello che ha più soldi, indipendentemente da ciò che rappresenta, dagli impegni che ha preso e mantenuto per anni ed anni per valorizzare le attività locali. Un pescatore, un’impresa di pesca spa o una cooperativa d’armamento di fuori, di Viareggio, di Livorno, di Grosseto, potrebbe avere interesse a trasferire una barca da pesca nel porto di Marina e potrebbe essere in grado di guadagnare un posto qui buttando fuori una barca locale che svolge da decenni il suo mestiere. Che farà quella barca? Dove andrà a posizionarsi? a Grosseto? O dovrà chiudere l’attività e mettere tutti in mobilità? E tutto il lavoro impostato per i progetti lavorativi per il miglioramento della mutualità sociale? I progetti che ci accingevamo a intraprendere con il Comune, le scuole, la Camera di Commercio? Tutti annullati poiché non avendo nessuna certezza di stabilità lavorativa non è più possibile assumere impegni». E ribadiscono: «Il bando che è stato fatto, infatti, prevede solo l’assegnazione di spazi a rialzo economico e non prevede nessuna progettualità favorendo di fatto la solita guerra del ricco che mangia il povero! Se l’Autorità Portuale, ma soprattutto il suo dirigente principale a Marina ha pensato, con quel tipo di bando, di mettersi tranquillo rispetto al signore che aveva minacciato fuoco e fiamme da solo o quasi, ora dovrà pensare che avrà un’intera marineria, unita come non mai, che non si lascerà più dividere, che protesterà con tutti i mezzi legali contro questa scelta e questo orientamento».

E concludono: «Se la prospettiva è quella di chiudere la nostra attività faremo tutto il possibile, con la lotta, le denunce, i ricorsi, lo sciopero, i sit-in, perché non prevalga la legge del più forte. Possiamo dire, e chiediamo che se lo fissi bene in agenda il Dottor Dirigente, che non smetteremo finché non avremo avuto riconosciuti i nostri sacrosanti diritti al lavoro e all’esercizio di un’attività nei porti dove siamo nati, dove siamo cresciuti, dove abbiamo avviato le nostre attività. Andremo a La Spezia, andremo in Regione Toscana, andremo al Ministero, andremo dai Sindacati e dalle Istituzioni Locali. Non ci sarà pace e tranquillità per nessuno finché non avremo riconosciute le nostre istanze». —



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