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Frana Malacosta, rinvio a giudizio per le ex giunte Magnani e Simoncini

Libero Red Dolce
Frana Malacosta, rinvio a giudizio per le ex giunte Magnani e Simoncini

Oltre agli ex sindaci, altri tredici accusati per i lavori in somma urgenza affidati senza appalto a una ditta esterna

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Arriva il rinvio a giudizio per quindici persone indagate per la frana di Malacosta e i successivi lavori per la messa in sicurezza della zona. Lo ha disposto il gip Dario Berrino, su richiesta della procura che contesta i reati di abuso d’ufficio, falso in atto pubblico ma anche truffa agli indagati che sono i componenti delle due precedenti amministrazioni aullesi, cioè i sindaci Roberto Simoncini e Silvia Magnani e gli assessori delle rispettive giunte. Insieme a loro alcuni dipendenti comunali. Archiviate le posizioni di Aldo Vivaldi, vice sindaco ai tempi di Magnani e Guerrini Lazzarini.

La vicenda risale al 2010, a seguito dell’alluvione, quando che tra i vari danni, le fortissime piogge provocano anche un movimento franoso al di sotto della frazione di Malacosta. Per risanare la situazione il Comune fa partire un intervento dii somma urgenza, cioè senza gara di appalto, in modo da mettere in sicurezza il versante. Ma è proprio quell’urgenza che la procura contesta.

Se non fosse stata dichiarata infatti sarebbe stato possibile procedere a una gara di appalto per assegnare i lavori e non affidare la gara direttamente. Nel 2014, la giunta approva una delibera che approva il progetto definitivo di messa in sicurezza della frana per 482mila euro. Progetto che era stato presentato dalla stessa ditta a cui nel 2010 erano stati assegnati i lavori di somma urgenza.

Le giunte che finiscono sotto indagine sono due per un motivo preciso: la prima, quella di Simoncini, è quella che approva l’atto di adozione. La seconda, a guida Magnani, invece è responsabile dell’atto di approvazione.

Secondo la ricostruzione della Procura, che andrà dimostrata in aula, il dirigente dell’area Lavori pubblici e Urbanistica Ivano Pepe e il geometra Mario Bertoncini, dell’ufficio tecnico che seguiva la pratica, avrebbero nell’ottobre del 2010 redatto un verbale di cottimo fiduciario fasullo, in quanto perfezionatosi soltanto non prima della metà di novembre. In più, gli stessi, avrebbero certificato la regolare esecuzione delle opere di messa in sicurezza contrariamente al vero, attestandoli alla data del 27 ottobre del 2011 mentre per la procura sarebbe stato creato più di un anno dopo e cioè il 9 novembre.

All’Iris Costruzioni, la ditta esecutrice dei lavori di messa in sicurezza, vengono contestate altri reati. Andranno a processo infatti la responsabile legale della ditta, Maria Cristina Castellani, il responsabile tecnico della ditta Elvino Ricci e il direttore tecnico Fabrizio Simonelli. La procura gli contesta la falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e la ricettazione per avere ricevuto il certificato di regolare esecuzione delle opere di messa in sicurezza con le presunte false attestazioni per poi produrlo in Comune favorendo l’emanazione della delibera di Giunta del settembre 2014.

Per l’ex sindaco Simoncini e il suo vice Gildo Bertoncini, nonché per tutti gli assessori dell’epoca (Giovanni Schianchi, Alessandro Giovannoni, Silvia Magnani, Giovanni Chiodettie Sauro Bonatti) i reati contestati sono la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Secondo la procura la giunta approvò una delibera in cui prevedeva il pagamento a Simonelli di 11mila euro perché era stato necessario incaricare un tecnico esterno di fiducia per la progettazione, la direzione e il collaudo delle opere di messa in sicurezza. Per la Procura però non esiste nessun atto amministrativo che conferisse l’incarico a Simonelli e senza che lo stesso avesse ancora sottoscritto il certificato di regolare esecuzione

Per quanto riguarda la ex sindaca Silvia Magnani e gli assessori di quella giunta (Angela Simonelli, Antonio Della Ragione e Nicola Anelli) la procura ipotizza il reato di abuso d’ufficio per una delibera che, secondo la procura falsamente, attestava che nel 2010 era stato affidato a Simonelli l’incarico per la redazione del progetto definitivo delle opere di messa in sicurezza a Malacosta prendendo atto degli atti di una conferenza dei servizi e dunque approvando il progetto definitivo di Simonelli di 482mila euro riconoscendo a questi e al direttore dei lavori “un compenso e eccedente i limiti del cottimo fiduciario e favorendo un professionista mai nominato quale progettista e direttore dei lavori”. A tutti gli imputati viene contestata anche la truffa. Un progetto che in definitiva la procura riconosce come “chiaramente sovradimensionato e che non risolveva l’inconveniente”. La prima udienza si terrà di fronte alla giudice Antonella Basilone il 21 aprile del prossimo anno. —



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