Il presidio
«Mi tagliò le gomme dell’auto perché cacciai la sua fidanzata»
Il racconto del gestore del locale di lap dance il Tulipano dove lavorava la ragazza «Dissi che non poteva più stare qui. Mi mandò anche una foto con l’occhio nero»
Lavorava in via Marina Vecchia al Tulipano, un locale di lap dance: ogni volta che un cliente prendeva una bevuta lei prendeva 5 euro. E aveva un fidanzato, rumeno come lei, una relazione tempestosa. Una volta mandò una foto al presidente del Tulipano, aveva un occhio nero gonfissimo: «Non posso venire a lavorare così». Ma poi gli diceva che lei era innamorato e non ci poteva fare niente.
È il racconto del testimone a fare emergere questa storia che viene fuori nel contesto delle indagini dei carabinieri sulla cosiddetta operazione Craiova, che nel maggio del 2018 fece finire in manette tredici persone, definiti per l’appunto il clan Craiova, accusati di gestire un giro di prostituzione sul litorale.
Arrestati e ricercati , alcuni di loro sono ancora latitanti con un mandato di cattura internazionale, fanno tutti parte di un clan familiare molto radicato. Risultano tutti parenti tra loro, originari della città di Craiova. In Italia dal 2013, conducevano un tenore di vita molto alto, pur non lavorando: un aspetto, questo, che ha 'incuriosito' cittadini e investigatori. E oltre ad alcune ragazze fuori dal clan, secondo gli investigatori a prostituirsi erano anche fidanzate e parenti del gruppo che con qualche trattamento di favore rispetto alle colleghe erano comunque impiegate nella principale attività messa in piedi dalla banda: il sesso a pagamento.
Il Tulipano, locale adesso chiuso, risulta essere un circolo culturale.«Per entrare serviva una tessera?», chiede la pm Alessandra Conforti all’ex proprietario ieri ascoltato in aula come testimone. «Sì, era necessario essere iscritti».
Nel registro dei tesserati c’è anche uno degli uomini alla sbarra arrestati dai carabinieri lo scorso anno: Marian Vinca. La fidanzata frequenta il locale, è una delle ragazze che intrattengono la clientela al palo.
Il testimone racconta che tra di loro s’instaura un rapporto confidenziale: «Mi confidava che di lui era innamorata, che anche se c’erano problemi poi lei voleva stare con lui». Ma i problemi ci furono anche al locale. La pm Conforti vuole sapere se Vinca e i suoi amici crearono mai problemi all’interno del locale. «Sì, ogni tanto veniva, c’erano discussioni tra di loro. Non sentivo cosa si dicessero, ma era chiaro che c’erano dei problemi. Erano discussioni animate. Io più di una volta l’ho messo fuori dal locale, solo che la situazione cominciava a essere complicata per via del lavoro e alla fine ho dovuto mandare via la ragazza». La storia non finisce lì. Spinto dalla domande della pm, l’uomo ricorda che «Vinca tornò per chiedermi perché avessi messo a casa la sua fidanzata. Era con altri, ma parlammo io e lui da soli. Poi lui se ne andò e la mia serata proseguì. Solo quando uscì per prendere la macchina mi accorsi che avevo le gomme tagliate. Dalle telecamere mi accorsi che era stato lui».
Il gestore del locale allora chiede più volte i soldi alla donna che risponde chiedendo di essere riassunta per darglieli piano piano. La pm è chiara: «Lei l’ha mai vista con segni di violenza addosso?». Lui ricorda l’episodio della foto con l’occhio nero, con lei che gli avrebbe confidato che era stato l’uomo a farlo.«Immagino per gelosia», chiosa.
Il giudice Ermanno De Mattia ha disposto il rinvio al 13 novembre alle 15.30 per la prossima udienza. —
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