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L’addio partecipatissimo di Massa ai suoi due “ragazzi”
Un’intera generazione saluta Alessio e Andrea. La famiglia di “Wolly” destina le offerte alla piccola Micol
MASSA. Sopravvive in questa città lo spirito di comunità, la capacità di creare legami. Oltre le appartenenze, oltre le storie personali, oltre le differenze. Ieri Massa quella capacità la dimostra tutta. La dimostra il mattino quando, alle 9.30, nella chiesa di San Sebastiano saluta Alessio Bellanti, 43 anni. La conferma il pomeriggio al Santuario di Quercioli per abbracciare la famiglia di Andrea Mariani che di anni ne aveva 45. Un’intera città che perde due sue “ragazzi”. Uniti da un destino tragico, traditi entrambi da un infarto. . A salutare Alessio ci sono gli amici, i compagni di scuola, una intera generazione, quella dei quarantenni. Ci sono i volti noti della città e della politica. Trasversali. C’è Martina Nardi, c’è Marco amorese e c’è Lorenzo Pascucci, amico intimo di Alessio: è lui, insieme ad altri amici, ad accompagnarlo, a spalla, fino in chiesa. Perchè Alessio - racconta chi lo ha conosciuto bene - sapeva crearli, e coltivarli, i legami. C’è il mondo del commercio: si stringe accanto al fratello Giacomo e alla mamma Luana, da anni il volto gentile della Torrefazione in Largo Matteotti. C’è la commozione di Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia e cugino di Luana: è lui a celebrare, con Don Luca Franceschini e Don Daniele Ferrari, è lui a ricordare che «di fronte a tanto strazio, le nostre parole sono fragili».
Una città che è comunità. Anche al Santuario: a salutare Andrea, “Wolly”, ieri pomeriggio, c’è tutta Quercioli, c’è tutta Turano, ci sono gli amici di una vita, i coetanei e chi, invece, quel ragazzo generoso lo ha visto crescere. Generoso fino all’ultimo - ricorda dall’altare don Mario Amadi. Così generoso da aver deciso, da tempo, che se gli fosse successo qualcosa, avrebbe voluto che i suoi organi fossero donati. Generoso lui e la sua famiglia: non vogliono fiori, chiedono che le offerte vengano tutte destinate alla piccola Micol, la bambina affetta da una malattia rara con la speranza che possa curarsi. Da genitori a genitori. La forza di chi soffre, il coraggio di aprirsi alla gioia degli altri, alla possibilità che qualcuno dalla sofferenza riesca a sottrarsi. L’atto d’amore nel dolore.
E una città intera che piange due volti noti, due sorrisi, due suoi “ragazzi”, stringe la loro famiglie e spera che una bambina e una famiglia possano farcela davvero. —
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