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«Arte e scultura per far rialzare le serrande in via Santa Maria»
Nella zona del centro storico e dei fondi chiusi o sfitti c’è chi ha deciso di investire nelle gallerie e negli eventi
C'è poca voglia di parlare tra i commercianti che in via Santa Maria “resistono”, nonostante la crisi.
i resistenti
«Siamo stanchi» dice qualcuno, «tanto non cambia niente» aggiungono altri. In questa zona della città gli affitti sono piuttosto alti e le poche attività presenti resistono perché i fondi sono di proprietà. Come detto su più fronti per rilanciare il commercio si devono abbassare i canoni dei fondi commerciali. Ma anche delle abitazioni, come propone Fabrizio Pisani di Stil Vision: «Il problema è che la città si è svuotata e per renderla appetibile si potrebbero abbassare i costi delle abitazioni - dice - magari in questo modo si incentiverebbero le persone a tornare a vivere a Carrara. Noi siamo aperti dal 2013 e riusciamo a sopravvivere perché abbiamo prezzi bassi, concorrenziali anche verso le grandi catene. Diamo un prodotto buono a poco prezzo ».
la via dell’arte
Eppure nonostante la crisi del commercio al dettaglio e la sfilata di saracinesche vuote in via Santa Maria una luce c'è. E' quella delle varie attività artistiche individuali. Una piccola via dell'arte, seppure a macchia di leopardo, che non è patrocinata da amministrazioni o associazioni. Solo da singoli artisti. Persone lungimiranti che se avessero più ascolto sarebbero in grado di rianimare il centro storico, trasformandolo in quartiere moderno, pieno di gente, usando l'arte e la cultura come antidoto. Parliamo dei soci Dominik Stahlberg e Juan Carlos Allende (direttore di Studi Aperti e delle due gallerie di via Santa Maria), rispettivamente un tedesco ed un argentino. Due artisti che hanno dato vita a Tabularasa, Tabularasa Tekè Gallery e Fac, il fronte acciaio cromato. Hanno aperto 5 anni fa e con coraggio hanno puntato sull'arte e la cultura. Tabularasa è un negozio specializzato nella vendita di prodotti per scultura, legato alla città del marmo e degli scultori. Un genere di attività che ti aspetti in quella che è considerata la capitale mondiale del marmo. E invece no. Nessuno ci aveva pensato e per di più di investire in una zona morta. Da loro la maggior parte degli acquisti viene fatta online, ma alla Tekè Gallery le persone ci vanno fisicamente. Idem per il Fac. Ci sono artisti che passano per organizzare la loro mostra, c'è un laboratorio, si organizzano seminari, ci sono persino una parte editoriale ed un corso di mosaico. Anche per questi ragazzi l'affitto è un peso, ma hanno idee: «abbiamo deciso di ridurre lo spazio espositivo - spiega Juan Carlos - e di allargare la zone dedicata agli eventi. In questo modo riusciamo a contenere i costi e pagare l'affitto». Secondo Dominik per rivitalizzare questa parte della città servono attività legate al marmo: «servono negozi tipici - suggerisce - come per esempio quelli di souvenir in marmo. Può funzionare. Da me entrano molti turisti e chiedono se li vendo. Da noi in Germania c'è un detto - prosegue - in una strada che non funziona prima vanno via i commercialisti, poi gli artisti e alla fine restano i barboni. In via Santa Maria siamo alla fase degli artisti». Forse è il caso di cambiare: «il problema - conclude Juan Carlos - spesso è la mentalità. Basta poco per cambiare volto ad una strada. Qualche arredo, come quello che hanno fatto in via Rinchiosa le ragazze di A'ml rum da me. Un'altra cosa, per attirare gli artisti non si possono chiedere cifre da capogiro se nel fondo non c'è neppure l'acqua». —
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