Fallimenti ogni anno e creditori fregati: sigilli a un ristorante gestito da massesi
A sei persone contestata la bancarotta fraudolenta. Il locale, a Viareggio, riapriva ogni volta gestito da società diverse ma dagli stessi soggetti
MASSA. Per cinque anni hanno applicato uno stratagemma quasi infallibile. Gestivano un ristorante e ogni anno facevano fallire la società che lo gestiva. In questo modo potevano evitare di pagare i creditori, ma i fallimenti erano una copertura. In realtà, un sodalizio di sei persone denunciate a piede libero dalla guardia di finanza, apriva una nuova società a ogni giro per ripartire evitando così di onorare i loro debiti. Ma il gioco è venuto allo scoperto per la denuncia di un dipendente e così ai sei viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fallimentari e tributari.. Il ristorante in questione si trova a Viareggio e il nucleo di polizia economico finanziaria di Massa Carrara ha effettuato il sequestro preventivo in esecuzione di un decreto emesso dal gip Marta Baldasseroni.
Le indagini si sono svolte sotto il coordinamento del procuratore della Repubblica di Massa Marco Mansi e hanno avuto inizio nel momento in cui, a fronte della richiesta di fallimento della società che gestiva il ristorante nel 2014, presentata da una dipendente alla quale non erano state pagate le prestazioni lavorative, il curatore fallimentare ha evidenziato la totale assenza di scritture contabili.
Dalle indagini è emerso un meccanismo metodico, organizzato per non pagare tasse e fornitori, che ha visto protagonisti sei soggetti, denunciati a piede libero che, nel corso degli anni, si sono alternati nella creazione o nel subentro di società di comodo che, a partire dal 2014, si sono succedute nella gestione del locale.
Lo stratagemma scoperto dai finanzieri consisteva nel far recedere, ogni anno, la società che al momento gestiva il ristorante, omettendo qualsiasi dichiarazione fiscale e lasciando debiti insoluti verso i fornitori. In pratica la gestione del ristorante si dichiarava insolvente e i creditori rimanevano con un pugno di mosche in mano. Ma, come un’araba fenice, dalla società fallita ne sorgeva sempre una nuova che riprendeva l’attività come se niente fosse. E il tutto gestito da una serie di familiari, connessi tra loro. L’attività infatti veniva, successivamente, data in gestione ad altre società, tutte con sede a Massa, i cui i soci, legati da una stretta parentela (madri, figli e cognati), ricorrevano ripetutamente all’interno delle compagini societarie.
Il quadro emerso ha indotto l’autorità giudiziaria inquirente a proporre al gip del tribunale il sequestro preventivo del ristorante al fine di interrompere quell’attività illecita ed evitare che la disponibilità della licenza di esercizio consentisse di proseguire nell’intento criminoso.
In pratica c’era una società madre che però è risultata essere un’attività vuota, che gestiva la licenza e schermava la società che poi effettivamente prendeva in gestione il ristorante. In una fuga continua dagli inquadramenti societari. I sei indagati sono stati ritenuti responsabili di sistematiche operazioni illecite all’interno di un’organizzazione ben strutturata pertanto, nei loro confronti, è stato contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fallimentari e tributari. —
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