Il Tirreno

in aula 

Condannati i colletti bianchi per i soldi sottratti a Bambusi

Libero Red Dolce
Il giudice Giovanni Sgambati
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Il giudice Giovanni Sgambati

Giudicati colpevoli il dirigente di banca Lucchesi (5 anni e 6 mesi) e l’imprenditore edile Di Ronza (3 anni e sei mesi). Minacciarono la donna per farla rinunciare ai soldi

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MASSA. Si chiude con la condanna dell’ex dirigente di banca Marco Lucchesi e dell’imprenditore edile Stefano Di Ronza il cosiddetto processo dei colletti bianchi per avere sottratto alla signora Federica Bambusi oltre un milione di euro dai suoi conti bancari. Lucchesi è stato condannato dal collegio presieduto dal giudice Giovani Sgambati a 5 anni e 6 mesi, per appropriazione, furto e tentata estorsione. Di Ronza invece a 3 anni e sei mesi per la tentata estorsione e il riciclaggio di denaro: per il tribunale minacciò la Bambusi telefonicamente affinché demordesse dal suo intento di riavere il denaro.

L’inchiesta ha radici lontane. È nata - così è stato ricostruito durante le udienze - nell’estate del 2011 fa quando la signora Bambusi, milanese con diverse proprietà a Massa, si accorge che dal suo conto manca oltre un milione di euro. È lei, quindi, rappresentata dagli avvocati Adriano Martini e Anna Firomini, a sporgere denuncia e sotto inchiesta finiscono, appunto, diversi colletti bianchi. A partire dal direttore di banca carrarese a cui la donna - come ha riferito ascoltata in aula - aveva deciso di affidare il suo denaro. La donna ha raccontato in aula che tra loro esisteva un rapporto di fiducia, consolidatosi negli anni, che l’aveva portata ad affidarsi al professionista per la gestione del suo denaro.

Durante alcune telefonate intercettate dalla procura di Napoli per un’altra vicenda, Di Ronza - com’è emerso in aula - all’amico Lucchesi diceva che la signora era stata avvertita.

Nella sua linea difensiva di Lucchesi, assistito dall’avvocato Rinaldo Reboa, aveva tracciato un quadro differente: se Federica Bambusi aveva seguito gli spostamenti di Lucchesi da una banca all’altra, lo aveva fatto - disse il bancario in aula quando testimoniò - per sua scelta: «Non ero certo io a chiederglielo - aveva spiegato il dirigente al collegio - La signora era perennemente insoddisfatta e chiedeva maggiore redditività». Lucchesi sostiene di non avere realizzato alcun tornaconto e quei soldi la signora li aveva utilizzati in alcuni investimenti sbagliati.

Cade invece l’accusa, che pendeva sia su Lucchesi che Di Ronza, difeso dall’avvocato Francesco Persiani, di avere esploso dei colpi di pistola di fronte casa della Bambusi per intimidirla. Per gli inquirenti, la pm è la sostituto Alessia Iacopini, furono loro gli autori di quel gesto, ma il tribunale ha ritenuto che le cosa non fosse sufficientemente provata. Cadono invece per prescrizione o insufficienza di prove le accuse contro gli altri imputati Marco Alibani, la sorella Maruska Alibani e il commercialista Stefano Pezzica.

Secondo i giudici una parte dei soldi sottratti alla Bambusi furono poi riciclati da Di Ronza, soldi che provenivano da una serie di conti correnti in diverse banche: Carige, Banca Apuana e Unipol. —
 

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