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la tragedia 

L’addio al piccolo Giulio, morto a 18 mesi. Casola e Cinquale in lutto

L’addio al piccolo Giulio, morto a 18 mesi. Casola e Cinquale in lutto

Il bimbo si è sentito male nel sonno. Viveva a Montignoso con la famiglia. La mamma è lunigianese e in Lunigiana si sono svolti i funerali

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MASSA. Lo ha salutato Casola. Quel piccolo comune ieri pomeriggio ha stretto forte forte la sua mamma, il suo papà, tutta la sua famiglia. Li ha stretti perché il loro è il più atroce dei dolori: hanno perso Giulio, 18 mesi, morto improvvisamente mentre faceva la nanna. È stata la mamma ad accorgersi che non stava bene. Il bambino dormiva e lei è andata a controllarlo: lo ha visto strano, diverso dal solito. Ha chiesto aiuto. Quando i medici del 118 sono arrivati, hanno capito che non c’era da perdere un secondo: il bimbo era in arresto cardiaco. All’ospedale del cuore hanno fatto di tutto, hanno provato ogni tecnica di rianimazione avanzata. Ma nulla. Il bambino non ce l’ha fatta.

È il più atroce dei dolori, per i genitori, per la famiglia, per due comunità. Giulio viveva, infatti, a Cinquale con i suoi genitori, ma la mamma era originaria di Casola. E a Casola ha voluto riportare il suo bambino, per l’ultimo saluto. La Lunigiana è sconvolta, nel piccolo comune tutti quanti si conoscono, tutti conoscono i nonni del bambino, la mamma. Sconvolti anche i conoscenti e gli amici che vivono a Cinquale. Disperata una famiglia che non può darsi pace di fronte alla tragedia.

Una morte atroce, una morte arrivata improvvisamente a interrompere la felicità di una famiglia e di due giovani genitori: il bambino, infatti, non aveva dato precedenti segni di malessere, nè aveva malformazioni. Cresciuto sereno, a regalare allegria a tutta la sua famiglia.

Poi quel malore nel sonno su cui adesso soltanto i risultati dell’autopsia potranno fare chiarezza. Potranno spiegare cosa abbia determinato l’arresto cardiaco, cosa abbia portato quel piccolino di solo 18 mesi alla morte. Quando il bimbo è arrivato all’Opa il suo cuore si era già arreso, non batteva più, ma i medici hanno comunque tentato l’impossibile, hanno praticato le manovre di rianimazione avanzata, hanno sperato che il cuoricino tornasse a dare segnali, anche deboli, invece nulla.

Molte sono le analogie con quella che viene definita morte in culla, una morte improvvisa, appunto, per cui non è stata ancora definita una precisa causa medica. La morte in culla colpisce solitamente i lattanti, i bambini nei primissimi mesi di vita e il piccolo Giulio era un po’ più grandicello. Di mesi ne aveva diciotto.

«È sicuramente una morte molto inusuale - spiega il dottor Massimo Resti, primario di pediatria medica all’ospedale Meyer di Firenze - non possiamo parlare di morte in culla vista l’età del bambino. Ma per valutare cosa possa essere accaduto dobbiamo attendere i risultati dell’autopsia. Dobbiamo capire se il bambino ha avuto in precedenza febbre o qualche altra malattia, se ha contratto infezioni oppure sepsi. Certamente si tratta di una manifestazione atipica di morte in culla, senza ulteriori rilevazioni è molto complicato commentare».

Una spiegazione medica potrebbe arrivare dall’autopsia. Spiegazione che certo non potrà lenire il dolore atroce della perdita e dell’assenza. —

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