Alla Sanac si respira ma metà personale è in ferie forzate e la Cig è in arrivo
«La lotta paga», dicono i lavoratori dopo la manifestazione Per 9 contratti a termine però c’è il rischio licenziamento
MASSA. Alla Sanac si respira. Il giorno dopo la manifestazione somiglia alla quiete che segue la tempesta. Gli operai tornano in fabbrica, si tira avanti allo stabilimento di via Dorsale, anche se in maniera parziale e con l'assenza di una componente notevole: cinquanta lavoratori, un intero comparto, è a casa, in ferie forzate. E vi resterà per tutta la settimana. La notizia della proroga dei termini per l'acquisizione dell'azienda è stata una ventata d'aria fresca. Ha concesso di tirare un sospiro di sollievo e per qualche settimana durerà. Ma se dopo quella data non arriveranno notizie dal ministero dello Sviluppo economico, allora saranno dolori.
Gli operai scrivono un comunicato: "vogliamo esplicitamente ringraziare tutti i partecipanti alla manifestazione di ieri". Nell'impianto in cui sono tornati dopo la giornata di sciopero l'atmosfera è quasi di festa: lottare paga, ripetono operai e sindacalisti. Poi, passata l'adrenalina della manifestazione, del corteo con gli striscioni e i canti, tocca fare il punto della situazione: «La manifestazione è riuscita – raccontano – questa mattina ci siamo riuniti nel piazzale e ci siamo aggiornati sui prossimi passaggi da fare». Tocca tornare con i piedi per terra e guardare in faccia la realtà dei fatti.
Dopo l'incontro del 18 settembre, quando i sindacati avevano chiesto chiarimenti in merito all'apertura della cassa integrazione, un altro appuntamento importante è quello di oggi: le sigle sindacali insieme alle Rsu sono attese a Roma per mettere nero su bianco i dettagli relativi all'erogazione della Cig. Operando in amministrazione straordinaria, Sanac è infatti senza un titolare che possa accordare una prassi più "umana" di quella attualmente prevista per la cassa integrazione: la liquidazione ogni 5 mesi. Un'eternità per chi ha da pagarsi un affitto e mangiare, praticamente per molti. E i sindacati su questo punto non vogliono cedere: a Roma andranno per firmare l'attivazione, dal mese di novembre, del sostegno sociale per circa il 70% dei lavoratori dello stabilimento, che a rotazione entreranno ed usciranno dalla fabbrica.
Tutto, o quasi, dipende dalla quantità di ordini che riceveranno. Il che dipende interamente, o quasi, dalle condizioni di lavoro dell'altoforno dell'ex Ilva, sigillato dalla Procura di Taranto fino a che Arcelor Mittal non adeguerà l'impianto sotto il profilo ambientale. Il 20 dicembre il colosso indiano dovrà rendere conto dell'adeguamento dell'altoforno, lo stesso giorno gli operai Sanac sapranno se continueranno a lavorare in fabbrica o meno. Una concomitanza non casuale. E che potrebbe mettere a rischio anche 9 operai con il contratto a termine che scadrà il 31 dicembre 2019. La produzione di refrattari, settore nel quale Sanac è leader a livello europeo, sembra essere destinata, nei prossimi mesi, a procedere a singhiozzo. Ed è lo stesso scenario che hanno davanti agli occhi anche gli operai del complesso Sanac di Gattinara, Comune di 7 mila abitanti in provincia di Vercelli, e quelli di Assemini a Cagliari e Vado Ligure a Savona, scesi in piazza proprio come è successo a Massa. Ad Arcelor Mittal tutti i lavoratori chiedono un'unica cosa: acquisire il pacchetto completo. Nessuno lavoratore escluso. —
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