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Lo scandalo ErreErre: 12 milioni buttati per un impianto di trasformazione inutile
La società travolta dalla maxi inchiesta è in fallimento dal 2011. Ma nessuno vuole comprare capannone e macchinari
MASSA. Nel mondo “sporco” dei rifiuti di una città – Massa – che ha il record della produzione pro capite dei rifiuti (810 chili pro capite annui contro una media di 350 kg.) e che è anche maglia nera nella raccolta differenziata, c’è posto anche per scandali e paradossi che vengono da lontano, che non sono ancora stati risolti e che pesano sull’ambiente e sulle tasche della collettività. Lo scandalo di Erre Erre, su tutti. Erre Erre è, o meglio doveva essere, un impianto di avanguardia per la produzione di Cdr (combustibile da rifiuti), ossia cilindretti da bruciare in forni industriali tipo cementifici industrie conserviere.
Geniale: combustibile da rifiuti, un ciclo virtuoso. Ma è solo un miraggio. Erre Erre, 12 milioni di investimenti con soldi pubblici (40% della Regione, il resto dai Comuni consorziati in Cermec e dal socio privato Delca) è una colossale bufala. Venne costruito – senza alcuna gara pubblica – dalla ErreErre Spa, nata appositamente, compartecipata da Delca Spa di Vicopisano e Cermec. Nel 2010 l’impianto, dotato di due giganteschi essicatori sembra pronto. “Trasformerà 150mila tonnellate di rifiuti l’anno”, annunciavano gli allora dirigenti di Cermec. Ma poi tutto si ferma. E l’anno successivo, nel maggio 2011, i carabinieri del Noe, su ordine dei sostituti procuratori Rossella Soffio e Federico Manotti, sequestrano l’impianto e mettono sotto inchiesta 19 persone con l’accusa di truffa aggravata ai danni di Regione e Ue. Dall’indagine, divisa in due tronconi verrà fuori di tutto: cene e sponsorizzazioni a squadre di calcio, raccomandazioni, false fatturazioni per 16,5 milioni, peculato, falso, abuso di ufficio. E arriveranno anche diverse condanne. Nel frattempo, nel luglio 2011, un incendio, probabilmente doloso, distrugge parte dell’impianto e sul piano “civile”, ErreErre viene dichiarata fallita. Ad oggi, la procedura di fallimento non è chiusa, la curatela nonostante ripetute aste (svendendo il complesso a 4 milioni) non è riuscita a vendere macchinari e capannone, che restano lì ben visibili a fianco del Cermec, inutili e inutilizzati.
Ma, si dirà, se quell’impianto “geniale” era strategico per chiudere il ciclo dei rifiuti in provincia (la spazzatura riusata invece che portata in discarica), perchè non ci si muove per completarlo? Semplice: perchè ErreErre non è mai stato strategico nè geniale. Intanto perchè nei piani regionali di trattamento rifiuti non c’è traccia di impianti per trasformazione come questo. Poi, perhè gli essicatori, una specie di maxi phon per asciugare i rifiuti e renderli combustibili, consumano una quantità di energia che rende anti-economico il trattamento. E quella energia, l’impianto non saprebbe comunque dove procurarsela: l’area del Cermec non è neanche raggiunta dalle condutture di metano nè questo collegamento è mai stato progettato o pensato. ErreErre, insomma, è servita solo a “seccare” 12 milioni di euro. Quando di parla di politica dei rifiuti in provincia, non bisogna dimenticarlo.
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