Carabiniere sospesa, in silenzio nell’interrogatorio di garanzia
Sentita dal giudice, ha scelto di rilasciare soltanto una dichiarazione spontanea La procura ha formulato le accuse di peculato e abuso d’ufficio per fatti del 2013
MASSA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere il capitano dei carabinieri sospeso dal servizio perché accusata di peculato e abuso d’ufficio durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto ieri. Con a fianco il legale che la difende, l’avvocato Elena Libone, ha deciso soltanto di rilasciare una dichiarazione spontanea. Ma in questa fase, nell’attesa della definizione di alcuni passaggi, la legale fa sapere che non verranno rilasciate dichiarazioni alla stampa.
La complessa e delicata indagine è stata portata avanti dalla guardia di finanza, in particolare dal nucleo di polizia economico finanziaria di Massa. E coordinata dall’allora procuratore capo Aldo Giubilaro, alla guida della Procura di Massa nel periodo in cui sono iniziate le indagini e dalla sostituto procuratore Alessia Iacopini.
Durante questo periodo destarono sospetto una serie di ammanchi di oggetti sequestrati e di denaro dal magazzino dei reperti della caserma dei carabinieri Plava.
Secondo la ricostruzione della procura l’ufficiale si sarebbe resa responsabile del reato di peculato perché aveva la custodia e la responsabilità del materiale che veniva sequestrato, appropriandosene per motivi personali. Inoltre è accusata anche di avere falsificato il registro delle cose sottoposte a sequestro per nascondere le sottrazioni.
«Nel corso delle indagini - si legge in una nota diffusa dalla procura - è emerso che l’ufficiale aveva sottratto denaro per oltre 6mila euro e numerosi monili e preziosi che provvedeva, una volta trafugati, a monetizzare presso i negozi compro-oro della provincia».
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