Il Tirreno

società della salute 

Lunigiana: screening snobbati parte la campagna prevenzione

Gianluca Uberti

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AULLA. Prevenire è meglio che curare. Può sembrare la classica frase fatta ed abusata, ma così stanno le cose, per evitare malattie dolorose e potenzialmente mortali la strada maestra ha un solo nome: prevenzione.

Peccato che in Lunigiana la popolazione sia ancora, in gran parte, allergica agli screening per prevenire i tumori: basti pensare che lo screening per il tumore al colon, uno dei tumori più diffusi, viene effettuato soltanto dal 47% delle persone che vengono raggiunte dall’invito ad effettuarlo. In questo caso a prevalere è la paura che venga diagnosticato qualcosa di brutto a chi effettua lo screening, paura che si salda con abitudini sbagliate tramandate in famiglia, ma, naturalmente, non è questa la strada da seguire se si vuole tutelare la propria salute.

È per questo che ieri mattina, durante l’assemblea dei soci della Società della Salute della Lunigiana, il presidente Riccardo Varese ha proposto che venga lanciata una più forte campagna di prevenzione, in collaborazione con l’Unione di Comuni Montana della Lunigiana, per fare qualcosa di concreto su questo delicatissimo tema. Un tema che ha visto fra i suoi alfieri, nelle scorse settimane, il sindaco di Tresana, Matteo Mastrini, il quale aveva chiesto che se ne parlasse proprio in sede di Assemblea dei soci della SdS Lunigiana. Ed è quello che è successo ieri mattina, con i dottori Baldi, Filippi e Vivani che sono entrati nei dettagli della problematica, cercando di rispondere a una domanda che fra la gente crea grande apprensione: perché in Lunigiana c’è un tasso di malati per tumore più alto rispetto alla zona di costa della Provincia di Massa Carrara? Innanzitutto perché ci sono più anziani in Lunigiana rispetto alla zona di costa, quindi più persone che si ammalano; inoltre, in Lunigiana c’è la più alta percentuale di obesi di tutta la Toscana, una situazione che rende urgente l’esigenza di cambiare i propri stili di vita per renderli più sani. Occorre, però, anche considerare un dettaglio non marginale, ovvero il fatto che chi risiede in Lunigiana e si ammala di tumore magari ha il proprio posto di lavoro fuori dalla Lunigiana in situazioni e in località certamente meno salubri, come le vicine aree portuali ad esempio.

Ma c’è anche il caso del Comune di Podenzana, dove l’incidenza dei tumori nelle donne è più basso rispetto al resto della Provincia di Massa Carrara.

Dall’assemblea dei soci della Società della salute Lunigiana è anche emersa l’esigenza di avere un hospice, come la struttura della Fondazione Don Carlo Gnocchi a Marina di Massa, dove vengano fornite cure palliative a pazienti terminali, in un’atmosfera di grande calore umano e di familiarità. —

Gianluca Uberti

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