«Un confronto a tutto campo, oltre la logica dei “bagaroni”»
Adriano Tongiani interviene sul futuro delle Apuane: «Si impongono strategie a tutela dell’ambiente, rivolte alle future generazioni»
MASSA. Adriano Tongiani, in una nota, interviene sul tema del marmo, tornato al centro del discorso pubblico - fa notare - grazie ai commenti sul nuovo documentario “Antropocene” che pone l'escavazione sul piano dei disastri ambientali che affliggono il pianeta. «Abbiamo assistito a commenti variegati, tra l'indignato ed il reticente, tra il minimalismo e una critica di maniera. Ciò che non è emerso è il dato vero dei tempi che viviamo, ovvero che il tema ambientale non è più governabile con le culture del passato, funzionali più ad una gestione “cosmetica” atta al contenimento del danno, più formale che sostanziale. Siamo infatti di fronte ad un cambio di paradigma rispetto ai modelli di sviluppo ed è bene che se ne prenda atto al più presto, perchè ogni ritardo è colpevole rispetto agli interessi della comunità. Il concetto di sostenibilità, come definito in sede Onu infatti - aggiunge - non solo presuppone un'assenza d'impatto con l'ambiente ed un equilibrio sul piano sociale ed economico,ma pone con forza il tema della conservazione della qualità ambientale per le future generazioni. Un concetto del resto mirabilmente esplicitato nella stessa enciclica di Papa Francesco ,e nella prefazione a questa di Carlin Petrini: “Laudato si”, dove in estrema sintesi si delinea un nuovo scenario, custodire e coltivare l'ambiente e non distruggerlo».
Tongiani fa notare che «Il tema dello sviluppo sostenibile non è una mera costruzione lessicale, ma un nuovo campo d'azione obbligato che, aldilà degli interessi e culture in gioco segna una netta discontinuità con il passato, dove emergono nuovi imperativi di riferimento a cui ottemperare sia per la gestione delle risorse ambientali che per l'organizzazione delle attivita umane,le quali non solo sono chiamate a limitare il danno ma a riprodurre la qualità ambientale, sfida che segna oggi la “modernità.” Ciò non costituisce un'opzione tra le altre ma una condizione di necessità rispetto all'enorme questione ambientale che coinvolge il mondo. Il vento che spira non è possibile arginarlo con qualche affabulazione interessata, qualche pacca sulle spalle o qualche untuosa azione lobbistica,un nuovo corso dello sviluppo diviene ineluttabile ed auspicabile, un green new deal, come ormai in misura crescente viene riconosciuto e richiesto».
E si chiede: «Cosa significa ciò a Massa-Carrara a partire dalle Apuane? Significa principalmente cambiare il punto di vista, per cui le Apuane non sono più un “deposito” di marmo da cavare con maggiore o minore perizia, ma costituiscono un complesso sistema ambientale sede di risorse strategiche della comunità, a partire dall'acqua, la biodiversità ed il paesaggio,in cui occorre intervenire con consapevolezza e sapienza. Il bivio sta qui: si vuole continuare secondo il modello “Walton” come fu inaugurato ai primi del 900 basato su una logica coloniale di uso delle risorse e, riverniciato tecnologicamente nel corso degli anni o ci si rende disponibili a nuovi modelli produttivi corrispondenti alle nuove necessità? Si è disponibili ad assumere il concetto di limite,e dunque di valorizzazione delle filiere, o s'intende perpetuare il Far West, per cui il parco Apuane risulta ancillare alle logiche delle escavazione? Si è disponibili a ridare senso all'aurea culturale che nobilita la pietra, dalla statuaria classica all'architettura, evitando che questa sia velata dall'irreversibile distruzione dell'ambiente che la genera?».
Sottolinea ancora: «Molti altri interrogativi si potrebbero avanzare poi anche sul piano sociale ed economico, ma basta questo per affermare che siamo di fronte ad una svolta in cui si misura chi opera per il proprio tornaconto e chi per la collettività. Recentemente anche il Business roundtable, composto dai duecento principali Ceo delle corporation americane ha dovuto fare ammenda su questi temi, sarebbe opportuno che nel nostro piccolo,ciò avvenisse anche in sede locale per costruire le basi di un confronto serio, che vada oltre la logica dei “bagaroni” tra le varie forze in campo come costruzione di un progetto civile che riconosca l'ambiente come bene e casa comune, patrimonio indisponibile da “costudire e coltivare” per le future generazioni oltre che per la nostra», conclude. —
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