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Zero finanziamenti per gli impianti sportivi massesi. E il campo di Marina rischia di chiudere
Bocciate le richieste del Comune per piscina, campo scuola e Romagnano, mentre in via Casola sale la preoccupazione
MASSA. Zero finanziamenti per gli impianti sportivi dal Bando Periferie. E il campo del Marina di via Casola che rischia di chiudere. Per fare spazio a un parcheggio. Scenari cupi per chi fa sport in città. Mentre il nuovo palazzetto dello sport appare sotto-utilizzato – se non altro perchè la squadra di volley è emigrata altrove – il futuro degli impianti massesi non sembra dei più gloriosi. Nella graduatoria, uscita nello scorso luglio, in cui sono elencati i 245 interventi oggetto di finanziamento in tutta Italia tramite il Bando Sport e Periferie, non compare il Comune di Massa.
A rilevarlo sono i consiglieri del Pd Stefano Alberti, Gabriele Carioli e Giovanni Giusti. Il Comune aveva richiesto contributi su tre impianti sportivi: il campo di Romagnano per la realizzazione del manto in erba sintetica (284.700 euro con quota parte del Comune per 105.300); il campo scuola per la realizzazione della nuova pista di atletica e la riqualificazione complessiva della struttura (474.500 euro con quota parte del Comune per 175.500); la piscina comunale per una rigenerazione complessiva suddivisa in due interventi con l’adeguamento degli impianti e la realizzazione di una copertura telescopica (916.150 con quota parte del Comune per € 338.850).
«Una bocciatura completa. Non è bastata l’aderenza politica di questa amministrazione targata Lega al governo per evitare una sonora esclusione», attaccano i tre consiglieri. Per poi aggiungere: «Avevamo invitato l’amministrazione a differenziare i canali di finanziamento utilizzando il Credito sportivo che ci avrebbe permesso migliori chances, ma si è voluto intraprendere un percorso più “rischioso” e complicato. Purtroppo per lo sport massese si può parlare di un anno perso». Alberti & C. hanno presentato anche una interpella, in cui si chiede all'amministrazione comunale « quali azioni amministrative intenda promuovere e su quali canali di finanziamento intenda procedere per la riqualificazione dei nostri impianti sportivi».
Ma c’è anche il caso della struttura di via Casola a Marina di Massa. L’amministrazione civica ha inviato alla Asd Marina di Massa, la società che gestisce gli impianti una diffida a svolgere qualsiasi lavoro di ordinaria e straordinaria manutenzione all’interno delle strutture sportive. Nella comunicazione si specifica che con l’approvazione del Regolamento urbanistico l’amministrazione comunale dovrà rivedere la collocazione. Pare che nel Ru si preveda per quello spazio la realizzazione di parcheggi e un’area polifunzionale ludico sportiva. Adesso è classificata come “verde pubblico e privato per il gioco dello sport” e quindi nulla di specifico. In pratica, per l’Asd è la paralisi.
«Siamo qua con una diffida a svolgere qualsiasi tipo di lavori, anche il taglio dell’erba senza alcuna convenzione scritta. Cosa dobbiamo fare? – osserva Daniele Tarantino, delegato Asd. Nell’ultima convenzione, del 2018, si annuncia che l’affidamento è valido fino all’approvazione del Ru. Adesso che il Ru è approvato, cosa succede? A noi dispiace lasciare il campo. In questi due anni abbiamo sistemato a nostra spese, senza ricevere alcun incentivo da parte del Comune. Si tratta di un’area strategica, punto di riferimento per lo sport giovanile di tutta la Provincia che coinvolge oltre un centinaio di giovani. La formazione prevede due squadre di calcio e tre di football americano. Il progetto è inoltre collegato ad altre due società: Tirrenia e Montignoso». Insomma, l’Asd Marina di Massa si trova in un limbo e quindi nell’incapacità di operare. «Chiusura la struttura equivale alla perdita di un pezzo d istoria dello sport nel nostro territorio – conclude Tarantino – . Sarebbe opportuno che ci comunicassero le intenzioni in modo da poter prendere decisioni sul da farsi. Inoltre, vietare anche il taglio dell’erba significa avviare la struttura verso il degrado e l’abbandono: è questo che l’amministrazione vuole?» — C.F.
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