«Non siamo ancora soddisfatti faremo le nostre osservazioni»
Il presidente Marco Ranaldo: è stato fatto un percorso di confronto ma è necessario continuare a lavorarci e modificare alcuni punti
carrara. Assente illustre all’importante appuntamento con la Regione Toscana, il sindaco Francesco De Pasquale è stato sostituito dal vicesindaco e assessore al marmo Matteo Martinelli. Al centro della tavola rotonda svoltasi nel corso dell’incontro Martinelli, dopo aver riconosciuto l’importanza del settore estrattivo, facendo presente la non riproducibilità del bene da lasciare alle generazioni future e parlando di impatto che deve riguardare non solo gli operatori (imprenditori e lavoratori) ma tutto il territorio è entra nel merito del tema che sta tanto a cuore a Legambiente, quello della resa dei blocchi. «Non è un caso che in tema della resa ci siano 3 numeri (il Piano prevede soglia minima 30%, vale a dire che su 100 di estratto 30 deve essere blocco e il resto possono essere detriti: i Comuni però possono stabilire un range tra 25% e 30% e se vengono intraprese iniziative in favore dell’occupazione la soglia può scendere al 20% n.d.c), figli della difficoltà di individuare una percentuale che serva a tutelare ambiente e non vada a penalizzare le attività: siamo proprio sicuri-ha chiesto Martinelli- che una cava con una produzione risibile con per esempio 10.000 metri cubi e una resa del 15% di materiale pregiato e frammentato che richiede quindi una lavorazione, siamo sicuri che abbia un impatto così negativo?». Mentre Martinelli quindi sembra non riscontrare, di per sé, un pericolo di impatto negativo con la soglia prevista dal Piano (e ripresa nei Pabe) o a un suo abbassamento, Legambiente non ha dubbi: «Noi abbiamo una posizione equilibrata sul Piano, nel senso che riconosciamo lo sforzo di analisi conoscitivo prezioso e che sarà il riferimento nei prossimi anni-ha precisato Feruzza presidente di Legambiente Toscana-ma per quanto riguarda la resa dei blocchi ci aspettavamo un po’ di più: vogliamo il bene comune. Capiamo che gli imprenditori perseguono interessi economici importanti e vediamo lo sforzo fatto dall’assessore regionale nel mediare e fare sintesi, ma i nostri valori vanno a premiare il bene comune, per cui non possiamo che essere insoddisfatti rispetto a quanto previsto in tema di resa». Per Legambiente quindi quei parametri, 25%-30% risultano essere troppo poco. Sul fronte di Confindustria, l'altra grande protagonista, si dice non completamente soddisfatto Alessio Marco Ranaldo presidente di Confindustria Toscana: «Il piano adottato non ci soddisfa ancora. E’ stato fatto un percorso di confronto con la Regione, ma è necessario continuare a lavorarci. Servono modifiche che lo rendano sostenibile per le imprese. C’è la necessità di modificarne alcuni punti, su cui siamo già al lavoro per presentare le nostre osservazioni ». —
F.V.
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