Rapine in banca, presi tre siciliani La base operativa era a Massa
Avevano rapinato il Monte dei Paschi a Marina a luglio Un colpo anche a Volterra e molti altri erano in cantiere
Sono trasfertisti del crimine. Abitano in Sicilia ma periodicamente fanno un salto in continente per curare il loro business: quello delle rapine in banca. Decine di sopralluoghi, appostamenti, travestimenti (ad esempio da operai con tanto di scale o con una Fiat della Croce bianca). Infine, i colpi, due quelli accertati: a Lunata, il 30 aprile, alla Casa di risparmio di Volterra; a Marina di Massa, il 5 luglio, alla filiale di Mps. Il tutto con la base operativa a Massa, dove uno dei criminali ha una casa. Violenti (il direttore della filiale di Lunata ha un referto di 8 giorni) ma anche un po’ disattenti, tanto da perdere sul luogo del delitto il telefonino utilizzato per comunicare durante le rapine: un vecchio Alcatel di fine anni ’90, buono solo per chiamare e ricevere (ovviamente senza gps). In rubrica tre nomi alquanto altisonanti: Messi, Ronaldo e Amore.
Partendo da quel telefonino di vecchia generazione i carabinieri del reparto operativo di Lucca del comandante Dario Anfuso e quelli del nucleo investigativo agli ordini del comandante Paolo Floris, coordinati dal sostituto procuratore Lucia Rugani, sono riusciti a risalire alla banda di rapinatori catanesi formata da Giuseppe Cosentino, 57 anni, dal figlio Glauco Cosentino di 26 e da Giuseppe Iuppa di 47 anni. Da ieri i tre sono in carcere a Catania, mentre le forze dell’ordine stanno dando la caccia agli altri due membri della banda. Il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso dal gip di Lucca Alessandro Trinci: per tutti l’accusa è di “rapina aggravata”.
“L’operazione Trinacria” è stata illustrata ieri mattinaa Lucca, alla presenza del procuratore capo Pietro Suchan. Le indagini condotte dai militari hanno permesso di accertare che i rapinatori (quasi tutti con precedenti per rapina, alcune delle quali commesse in Toscana), avevano messo a punto un articolato disegno criminoso che prevedeva la commissione di numerosi colpi nelle province dell’alta Toscana ed in particolare in quelle di Lucca, Pisa e Massa, nonché in Liguria. In totale sono una ventina gli istituti bancari e gli uffici postali che il gruppo aveva messo nel mirino con una serie di sopralluoghi e appostamenti.
Gli arrestati arrivavano dalla Sicilia a bordo di auto non direttamente riconducibile a loro (e utilizzavano come base un appartamento nel centro di Marina di Massa, dove il figlio di Cosentino aveva fatto lavori saltuari in un recente passato. Nessun basista in loco, facevano tutto da soli. Preparavano il colpo con appostamenti e sopralluoghi e poi agivano. La tecnica è classica: un “palo” all’esterno e due o tre complici che col volto travisato entrano nell’istituto di credito armati di temperino o di un piede di porco. Lo specifico della banda sono i modi violenti: a Lunata due rapinatori entrano da una finestra manomessa il giorno prima, all’interno ci sono solo il direttore e una dipendente. L’uomo viene preso per il collo, strattonato e colpito con calci e pugni. Al pronto soccorso gli daranno un referto di 8 giorni. La dipendente, invece, viene afferrata per i capelli e costretta a consegnare il denaro contante: circa 5mila euro. Meno remunerativa la rapina a Massa. Qui i rapinatori entrano passando dalle porte di sicurezza: una volta dentro si coprono il viso e iniziano a minacciare i dipendenti e a mettere sottosopra gli uffici. Ma il meccanismo delle casse temporizzate li frega: non ci sono soldi da portar via. Se ne vanno con appena un centinaio di euro trovati su una scrivania. Pochi giorni prima del colpo a Marina di Massa, la banda aveva puntato un istituto di Migliarino. Ma il colpo saltò. —
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