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la vicenda 

L’ictus mentre pascolava le pecore «Ma il cellulare non prendeva»

L’ictus mentre pascolava le pecore «Ma il cellulare non prendeva»

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massa. Giuseppe è un pastore. Pascolare nei campi con le sue capre tra le montagne apuane, per lui, è una passione. Lassù c'è tutta la tranquillità che manca vivendo sul livello del mare, racconta. C'è ossigeno e c'è spazio, ci sono alti e bassi. Colori e panorami che tolgono il fiato per poi restituirlo ancora più colmo e sano. Ma la montagna rappresenta anche le distanze che si allungano. Fisiche ma anche immateriali, come quelle che vengono a crearsi quando manca una linea di comunicazione. E c'è un'emergenza in corso. «Stavo pascolando - racconta Giuseppe - e a un certo punto mi sono sentito male». Il dolore al petto è acuto, arriva al cervello e sentenzia: ictus. Eppure è cosciente. E consapevole che i soccorsi più vicini sono a chilometri di distanza perché da quelle parti il cellulare non ha campo.

«A quel punto ho iniziato molto lentamente a camminare e passo dopo passo sono andato alla casa più vicina. Ci abitavano due anziani che hanno chiamato subito l'ambulanza». I vicini si allarmano subito. Chiamano i soccorsi e quelli arrivano. Giuseppe se la cava. «Il palo serve - dice - Siamo nel 2020 e qua non possiamo usare i telefoni». E anche con la linea fissa ci sono criticità. «In questi giorni c'è stato il temporale e la corrente è saltata. Per un giorno intero è durato il guasto. Ci sono anziani e bambini, qui. Non possiamo vivere con la paura di sentirci male».

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