Bakarj, il migrante ivoriano sfila con le sue creazioni «Qui ho ripreso a vivere»
Si realizza il sogno di Bakarj Oullaré con una sfilata di moda che secondo il programma avrebbe dovuto svolgersi nella caratteristica e raccolta cornice di piazza delle Erbe, nell’ambito del contesto di Convivere, ma che poi il brutto tempo ha costretto nella sala conferenze presso la parrocchia Santissima Annunziata a Marina.
Una sfilata di 28 abiti disegnati, tagliati e cuciti in un solo mese, dal giovane ivoriano richiedente asilo, ospite dell’associazione Casa di Betania, aiutato da un amico: abiti cuciti con stoffe e in stile dal sapore africano e insieme occidentale. Del resto Bakarj, che ha seguito un corso di cucito con CNA, sapeva destreggiarsi piuttosto bene con ago e filo anche prima del corso, considerato che dove viveva, a Douokoué, realizzava abiti per importanti stilisti confezionati per farli poi indossare alle partecipanti di concorsi di bellezza tra cui Miss Costa D’Avorio.
Bakarj è molto emozionato quando, come si conviene alla fine di ogni sfilata, esce lo stilista a riscuotere gli applausi e a ringraziare: «Ho cominciato a cucire che ero giovanissimo-racconta al pubblico in un italiano non ancora sicuro-i miei genitori erano poveri e non potevo andare a scuola così mio padre mi mandò a imparare il mestiere, ma io scappavo. Allora un giorno il mio insegnante venne a casa per dirlo a mio padre: lui mi picchiò e da quel giorno non feci più un’assenza e piano piano mi sono innamorato di questo mestiere».
Bakarj ci ha poi spiegato che scappò in Italia nel 2016, qualche anno dopo lo scoppio della guerra nel suo paese, la Costa D’Avorio, che nel 2010 precipitò nell’inferno del conflitto civile: «Non potevamo più vivere lì» ci racconta Bakarj, rivelandoci del clima di odio e di ritorsioni tra etnie dopo la fine della guerra: «Hanno gettato acqua bollente su mio figlio e su mia moglie» ci dice, spiegandoci che la moglie e i loro due bambini, uno nato nel 2011 e uno nel 2014, non potendo portarseli con lui verso la Libia e poi l’Italia per via del viaggio costoso, sono dovuti ripiegare nella vicina Guinea dove si trovano tutt’oggi.
La Costa D’Avorio, ex colonia francese, ha la maggior parte della sua popolazione al di sotto della soglia di povertà nonostante possieda una delle economie più prospere dell’Africa e la guerra civile ed etnica con i suoi strascichi di sangue e vendette ha portato moltissimi a fuggire.
Stella Volpi, di Casa Betania, il centro che ospita il giovane ivoriano, assieme a Fondazione Migrantes, gli hanno procurato le stoffe e organizzato la sfilata che si è svolta sotto il tam tam dello djembe, il tamburo originario dell'Africa occidentale, fatto vibrare dal vivo da un amico di Bakarj e con i volontari di Casa di Betania: assistenti sociali, mediatori culturali, insieme ad alcuni richiedenti asilo a sfilare sul tappeto rosso con indosso gli abiti sgargianti di Bakarj:«Ora voglio creare-ha detto davanti a tutti Bakarj - avevo perso tutto ma Casa di Betania mi ha dato un'altra possibilità di vita». —
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