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“Madonna” in corteo Santucci: sì la libertà ma certi gesti e parole in Italia sono reato
Il vescovo risponde al presidente del consiglio Benedetti: «Contestare gli altri è facile, fare proposte di vita meno»
MASSA. Il presidente del consiglio Stefano Benedetti gli aveva chiesto a chiare lettere di dire la sua, di spiegare che cosa ne pensasse lui, il vescovo, di quella ragazza che vestiva i panni della Madonna e sfilava in corteo alla manifestazione di contestazione a Matteo Salvini. Nel giorno di chiusura della festa regionale della Lega. Sulla maglia di quella ragazza le parole di Sofocle: “Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”. Monsignor Giovanni Santucci aveva assicurato che la sua l’avrebbe detta e nei giorni scorsi lo ha fatto, con una lettera aperta, indirizzata a Benedetti e pubblicata sul settimanale diocesano ToscanaOggi-Vita Apuana. E in quella lettera il Vescovo sottolinea il valore della libertà di espressione, ma ricorda pure che «certi gesti, certe parole, in Italia sono reato». Poi una chiusura che suona come un rimprovero alla politica: «Credo che contestare, condannare quello che fanno gli altri sia abbastanza facile e chi cerca visibilità lo fa spesso; fare proposte di vita, di impegno, di servizio, di idee è molto più impegnativo. È quanto intendo fare, anche se nessuno se ne accorge. Le auguro - chiude rivolgendosi a Benedetti- buon lavoro».
E se il presidente del consiglio aveva ricordato l’intervento del vescovo dopo la mostra di Veneziano, Monsignor Santucci gli scrive: «La ringrazio dell’attenzione e della provocazione - così la definisce - ad esprimere un mio parere sul fare ricorso a simboli religiosi, rigorosamente cristiani, nelle manifestazioni pubbliche d’arte o di spettacolo o politiche che siano. Lei cita un mio intervento a riguardo della mostra a Palazzo Ducale. Lo cita, ma lo considera poco, usandolo per la sua provocazione attuale. Nel nostro Paese c’è ancora, e spero rimanga, la libertà di espressione che non è libertà di offesa dell’altro come persona o dei suoi sentimenti. Vede, nei dibattiti e nelle discussioni spesso si usa una espressione ipocrita: si è soliti dire “Rispetto la tua opinione”. Non è vero: la tua opinione non la condivido, non la accetto, la contrasto. È vero però che rispetto te e la tua possibilità di esprimerla. Così è nella manifestazione del pensiero, anche religioso. Se so che quanto voglio esprimere e il modo scelto per dirlo, offende il sentimento di qualcuno, tanti o pochi che siano non importa, allora quella espressione non la uso. Se invece voglio provocare, suscitare reazione, è un’altra cosa. E in un paese di persone intelligenti non c’è bisogno di commenti. Bisognerebbe che chi ha la responsabilità - ecco il riferimento al piano penale - prendesse provvedimenti adeguati perché certi gesti, certe parole, in Italia sono reato. Qualche domenica fa si sono fatte due manifestazioni, una contro l’altra. È solo questa l’immagine che resta? E l’eventuale contestazione dell’uso di una immagine di devozione per la blasfemia? Ed è il Vescovo che deve intervenire altrimenti voi vi compromettete? Lei signor Benedetti cosa dice?». —
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