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L’azienda è sana ma va in crisi, la politica è disattenta
La vicenda Sanac: uno stabilimento, un pezzo di storia della città con troppi punti interrogativi sul suo futuro
MASSA. È sana la Sanac: è un’azienda che funziona, ha ottime capacità produttive e anche possibilità di crescere. Eppure, i quasi 120 lavoratori dello stabilimento massese rischiano di finire in cassa integrazione e il loro futuro è avvolto da pesanti incertezze. Insomma: la produzione “tira”, ma l’industria va in crisi. Un paradosso legato al la maxi partita dell’acquisizione di Ilva da parte di Arcelor Mittal. Nel “pacchetto” di vendita, assieme al polo siderurgico di Taranto dei Riva, c’è anche il gruppo Sanac (anch’esso di proprietà ex Riva), che per Ilva fabbrica mattoni refrattari. Il problema, però, è che l’acquisto di Sanac non è stato finora perfezionato. E l’industria di Massa è rimasta nel limbo, mentre la produzione di Ilva stenta a ripartire. Crisi indotta, dunque, in cui – come sempre accade – a pagare sono i lavoratori. C’è però da dire che la “politica” è stata un po’, diciamo, distratta su questa vertenza. Per dire: quando un gruppo di operai è andato al comizio di Matteo Salvini (allora ancora vicepremier) all’ex Comasca per chiedere aiuto, non era riuscito ad avere ascolto. “Strumentalizzazioni politiche”, aveva liquidato il tentativo la Lega. E dai 5 Stelle (Di Maio era ministro dello Sviluppo economico) non si ricordano interventi. Ora il governo è cambiato. Cambierà qualcosa per Sanac?
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