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Sanac, lo spettro della cassa integrazione spaventa 112 lavoratori dello stabilimento
Massa, entro metà mese incontro decisivo al ministero: si continua a trattare per l’acquisizione da parte di Arcelor Mittal
MASSA. Due scadenze. E una (quasi) certezza all’orizzonte. I lavoratori Sanac incrociano le dita. Mentre i sindacati si preparano al tavolo che, entro metà mese, verrà convocato a Roma, al ministero, per allontanare le nubi nere che minacciano il futuro dello stabilimento. L’incubo, per 112 operai, si chiama cassa integrazione. Potrebbe partire da novembre, ma l’inizio non è ancora ben delineato, così come resta un grande punto interrogativo sulle modalità con cui verrà applicata. Si parla di una cassa integrazione a rotazione, sul 70% della forza lavoro degli stabilimenti di Massa, Vado Ligure, Gattinara e Assemini-Grogastu, quelli dell’indotto Ilva. Tradotto, una decurtazione dello stipendio. . Tutto nell’attesa - e soprattutto nella speranza - che Arcelor Mittal (colosso industriale mondiale, operante nel settore dell’acciaio) decida di chiudere per l’acquisizione di Sanac, attualmente in regime di amministrazione straordinaria. E qui scatta la seconda scadenza. Perché Arcelor Mittal ha prolungato fino al 30 settembre (la scadenza iniziale era fissata per l’inizio dell’estate) la fidejussione per mantenere aperta la trattativa di acquisto di Sanac. Un’operazione che, una volta conclusa, spalancherebbe la porta a un futuro stabile per i lavoratori dell’azienda con sede a Massa.
Nell’immediato, però, le prospettive sono molto meno brillanti. Un campanello d’allarme era già suonato ad agosto, quando le sigle sindacali erano state avvertite del calo di produzione da parte di Ilva, conseguente a un abbassamento delle commissioni in seguito alla chiusura dell’altoforno 2 da parte della Procura di Taranto. In estrema sintesi, se “l’area a caldo” – dove sono presenti gli impianti destinati alla produzione di coils a caldo – dell’ Ilva di Taranto riduce la produzione, cala l’ordine di materiali refrattari, quelli che vengono prodotti nello stabilimento di Massa. Da qui alla cassa integrazione per gli operai, il passo è breve. A Roma i sindacati e i vertici di Arcelor Mittal analizzeranno il discorso cassa integrazione, e soprattutto faranno il punto sulla trattativa per far passare di mano Sanac. Il colosso industriale è - allo stato attuale delle cose - l’unico soggetto in grado di portare a termine l’acquisizione di Sanac. Restano da definire alcuni aspetti dell’affare, e in questo senso uno sblocco può essere rappresentato dall’approvazione definitiva, avvenuta in questi giorni, del decreto “Salva Imprese”. Cosa può eliminare il rischio cassa integrazione? Un’accelerata da parte di ArcelorMittal nell’acquisizione di Sanac. Un’ipotesi che al momento non è del tutto da escludere, e che ha tempo fino al 30 settembre per materializzarsi. La fine del mese, dunque, rappresenta uno snodo importantissimo per i lavoratori Sanac. Difficile - ma non impossibile - che la fidejussione venga prolungata ancora. Arcelor Mittal avrà principalmente due strade di fronte a sé: o si prenderà in carico lo stabilimento, oppure lascerà perdere. E per gli operai Sanac, in quest’ultimo caso, l’incubo proseguirebbe.
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