Il Tirreno

IL DIACONO 

«Questa storia ha fatto male alla parrocchia»

M.D.A.

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MASSA. Difficile parlare della vita della parrocchia, quando si tratta di fedeli, di gente che aiuta la comunità, che crede nella chiesa, di offerte, elemosina, di soldi che potevano fare la differenza. Difficile e doloroso per don Maurizio Marchini, oggi parroco di Soliera, in Lunigiana, che all’epoca dei fatti era diacono della parrocchia di Caniparola e membro del “consiglio parrocchiale per gli affari economici”, un organo che nelle parrocchie si occupa di gestire e controllare i bilanci. “Eravamo abituati alla generosità, alla bontà, e alla trasparenza di don Adriano Giuseppini- racconta in aula, durante la terza udienza del processo a Luca Morini- Poi fu tutto diverso. Don Luca non c’era mai durante la settimana. Era irreperibile, diceva messa soltanto il sabato e la domenica. Se avveniva una morte improvvisa e bisognava celebrare un funerale, non sapevamo dove rintracciarlo. Se chiedevano del parroco, dicevamo “non c’è”. Ricordo, sì, la Mercedes fuori dalla parrocchia che lo aspettava, mi appariva strano, ma non abbiamo mai chiesto spiegazioni. Ci diceva che andava a controllare i bisognosi, anche fuori città. Se mi chiede che impressione avessi io, ad essere sincero non credo che a Caniparola fosse visto come un benefattore. Le entrate della parrocchia- continua don Marchini- non ci sembravano più le stesse. Non riuscivamo più a fare le cose che facevamo prima. Ma non capivamo il perché. Un giorno decidemmo di comprare una cassaforte per conservare le offerte della domenica. Solo in tre avevamo la chiave. No, a don Morini non la demmo”. E dopo lo scandalo degli escort? “I riflettori mediatici non ci hanno fatto bene e la vita della parrocchia- purtroppo iniziò a disgregarsi”. —M.D.A.

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