Il Tirreno

l’opposizione dei sopravvissuti 

«No ai soldi tedeschi per il monumento della strage»

«No ai soldi tedeschi per il monumento della strage»

Un superstite dell’eccidio nazifascista di Mommio tra i firmatari della lettera in cui si rifiutano i soldi della Germania per l’opera per le vittime di Fucecchio

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FIVIZZANO. No ai soldi tedeschi per il restauro del monumento “Lo Stupore”, che ricorda l’eccidio del Padule di Fucecchio, cittadina del Valdarno inferiore, in provincia di Firenze.

Lo chiedono alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime ai sindaci di Fivizzano, Monsummano, Fucecchio, Ponte Buggianese, Cerreto Guidi e Larciano. Tra i firmatari della lettera c’è anche Lido Lazzerini, sopravvissuto e figlio di vittima della strage del 4–5 maggio 1944 a Mommio, coordinatore dei familiari delle vittime, che firma anche per altri coinvolti nella strage, Pietro Capelli, Lida Lazzerini e altri.

La presentazione del monumento restaurato si terrà domenica a Castelmartini di Larciano.

«Siamo un gruppo di persone sopravvissute alla strage del Padule di Fucecchio del 23 agosto 1944 e di stragi avvenute in altri luoghi della Toscana. Da quanto abbiamo appreso ci risulta che il monumento intitolato “Lo Stupore", che l'artista Gino Terreni ha scolpito per ricordare la strage, viene restaurato con il denaro della Germania. Esso rappresenta per noi uno dei luoghi nei quali sentiamo con maggior vigore la presenza dello spirito delle nostre vittime e nel quale viene rappresentato il significato del loro sacrificio; è stato eretto perché possa costituire un luogo di riflessione sulla guerra e le sue atrocità ed il rifiuto totale del nazifascismo. Per queste ragioni riteniamo che la manutenzione di tale opera doveva essere sostenuta dalla nostra comunità, quale tributo alle persone che sono morte ed ai sopravvissuti che hanno sofferto tutta la vita per le violenze subite. Il nostro atteggiamento non nasce da un desiderio di vendetta nei confronti della Germania - si legge ancora nella lettera - ma da fatti ben precisi che qui, in parte, esponiamo brevemente».

La lettera prosegue: «La Germania si rifiuta di rendere esecutive le sentenze pronunciate dai tribunali italiani . Nei pochi processi per strage che si è riusciti a celebrare nei confronti dei criminali condannati, non è stata concessa né l'estradizione in Italia, né l'esecuzione della pena in Germania. Il risultato è stato che costoro, invece di finire in prigione, sono stati lasciati liberi . Addirittura - scrivono i sopravvissuti alle stragi - nel caso dell'ex sergente Wilhelm Kusturer, condannato all'ergastolo per le stragi di San Terenzo e Vinca e per l'eccidio di Marzabotto, era stato emesso un mandato di cattura europeo, ma la procura Generale di Karlsruhe ha rifiutato l'estradizione, anzi egli è stato addirittura insignito di una onorificenza in Germania per il suo “impegno civile”, onorificenza che egli stesso, dopo alcuni mesi, in seguito alle proteste dei familiari delle vittime, ha restituito. Tutto questo non è dovuto alla Germania hitleriana, ma a quella odierna che, mentre si presta a sovvenzionare, con poca spesa, opere, come quella del Padule, vantaggiose per la creazione di una sua immagine virtuosa, si rifiuta ostinatamente di dare esecuzione alle pene inflitte ai criminali nazisti».

La lettera si conclude: «La Germania si rifiuta, inoltre, di risarcire i familiari delle vittime di stragi o, comunque, di atti di violenza nazista. La non esecutività dei risarcimenti, al pari della non esecutività delle pene detentive, è un altro modo per rendere i processi per gli atti di violenza nazista, procedimenti che non giungono a fare giustizia, disconoscendo in tal modo l'autorevolezza dei tribunali italiani. I nostri processi sono trasformati in qualcosa che non è più un atto di giustizia e, alle vittime del nazismo, non viene resa giustizia. Riteniamo del tutto ingiustificato ed inaccettabile, utilizzare sovvenzioni dalla Germania, al fine di effettuare operazioni di manutenzione di un monumento che rappresenta l'essenza stessa dell'eccidio del Padule di Fucecchio: lo stupore per l'inaudita violenza perpetrata su civili inermi. Per tutto quanto sopra argomentato, quali vittime delle stragi del Padule di Fucecchio e di altri luoghi della Toscana, protestiamo per il comportamento acritico tenuto da codesta amministrazione e chiediamo che della nostra posizione si faccia menzione durante le celebrazioni ufficiali». —

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