Il presidio
Villa Belmare, basta ostello. Ora è casa Caffaz e ama l’arte
Massa-Carrara, i progetti dell’imprenditrice Alessandra Caffaz
Carrara. È un gioiello architettonico del litorale apuano. Un gioiello che - assicura la sua neo proprietaria - tornerà agli splendori degli anni ’30.. Massesi e carraresi la conoscono come l’ostello della gioventù perché villa Belmare mare l’ostello l’ha ospitato per decenni, adesso, invece, nella mani della commerciante e imprenditrice Alessandra Caffaz, torna alle origini: la villa è nata come residenza privata e torna ad essere una abitazione. Casa e - assicura la proprietaria - molto di più: «Ho intenzione di ospitare mostre e aste e di allestire esposizioni nel magnifico giardino».
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Non più un ostello, quindi ma una residenza privata: dal comune di Massa (la villa è in territorio massese) la scorsa primavera è arrivato il via libera al cambio di destinazione d’uso della villa storica. «Quell’edificio - a ripercorrerne la storia è la proprietaria - come le due ville gemelle lungo viale XX Settembre, è stata realizzata dal 1927 al 1929 dall’architetto Ugo Prayer Galletti, su commissione del Grande Ufficiale Giovanni Lazzerini. Il grande ufficiale - l’imprenditrice ne sintetizza la biografia - dopo la laurea in Inghilterra, fu azionista della società che realizzò il canale di Suez. Fece realizzare le ville in viale XX Settembre e la Belmare. L’edificio rimase abitazione fino agli anni ’60. Fu poi acquistata dalla società che realizzò l’ostello, società finita in concordato fallimentare. Io ho acquistato l’immobile in un’asta pubblica. L’ho trovata in condizioni terribili, nel giardino c’erano persino friggitrici, erano state murate finestre liberty, gli spazi esterni erano stati deturpati con cemento e amianto». L’imprenditrice ha chiesto e ottenuto il cambio d destinazione: «Abbiamo seguito l’iter previsto dalle norme e ottenuto il cambio». Villa Belmare tornerà casa, ma «non ho intenzione - parola della Caffaz - di precludere il godimento di quel bene. Organizzerò mostre, esposizioni, aste». Perché la città possa apprezzarne le bellezze. —C.S.
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