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Cade una palma sulla ciclabile per fortuna nessun ferito
Intaccata da una carie fungina «non rilevabile dall’esterno» secondo il Comune Riccardo Canesi: il problema è che non c’è manutenzione e si abbattono i pini sani
MARINA DI CARRAra. Il viale Colombo non ha pace: cade una palma sulla pista ciclabile proprio davanti ai giardini pubblici, nei pressi del punto informazione. Qualcuno dei passanti fa notare come sia andata bene che non sia caduta dalla parte dove scorrono le macchine: più facile per un pedone schivare la pianta, più difficile per chi è dentro l’abitacolo della macchina accorgersene in tempo. Fatto sta che la pianta (palma phoenix canariensis) alta poco più di 2 metri si è spezzata: «Intorno alle 9-fanno sapere dall’amministrazione- una delle palme piantumate a metà degli anni ‘80 su viale Colombo, in prossimità del Punto Blu vicino parco Puccinelli, è caduta sulla pista ciclabile che percorre il marciapiede: il cedimento non ha provocato danni a persone o cose. Sul posto sono intervenuti immediatamente gli operai e i tecnici di Nausicaa e il personale dell’Ufficio Strade del Comune che hanno provveduto a mettere in sicurezza la viabilità per consentire la rimozione dell’albero. Il marciapiedi è stato liberato nel giro di un’ora ed è tornato percorribile da pedoni e biciclette». A quanto pare, dai primi accertamenti, ma l’assessore Andrea Raggi ha chiesto una relazione a Nausicaa per accertare l’accaduto, si sarebbe trattato di una palma cariata a causa di funghi: «Dall’esame sul posto della pianta-riferisce l’amministrazione- è emerso che lo stroncamento potrebbe essere addebitato a una carie fungina non immediatamente visibile dall'esterno; i tecnici spiegano che la chioma era in buonissimo stato e molto vigorosa, così come il colletto della pianta. L’agronomo infine ha rilevato che il fusto della palma pur senza presentare segni esterni, era affetto da una infestazione molto contenuta di punteruolo rosso con presenza di pochissime larve ed insetti adulti, che diversamente dal solito hanno colpito il tronco e non la chioma. Questo fenomeno, non rilevabile dall’esterno, non avrebbe potuto causare la caduta della pianta che secondo gli esperti è dunque da imputarsi alla carie fungina».
Insomma una carie non visibile che, ci conferma Mikado Menconi l’agronomo di Nausicaa, era a circa 80 cm di altezza del tronco da terra e che reputa essere la probabile responsabile della caduta: «Si è troncata a 80 cm di altezza appoggiandosi lateralmente ma all’esterno non si vedeva nulla e la chioma era perfettamente sana».
Nel frattempo poco più avanti, sempre sul viale Colombo, è comparso nei giorni scorsi una sagoma di pino, disegnata sul manto della strada: il fantasma di uno dei 7 pini abbattuti in nome della sicurezza stradale e sostituiti con delle palme. Perché il progetto di abbattere questo primo lotto di pini (17 tra via Modena e via Rinchiosa), nonostante il braccio di ferro con alcuni cittadini, proseguirà: «A fine settembre riprenderà il taglio da dove si è fermato-ribadisce Andrea Raggi come già annunciato in precedenza- per completare il lotto fino a via Rinchiosa».
Mentre per quanto riguarda la prosecuzione con altri lotti per arrivare ad abbattere tutti i pini del viale (63 pini come da progetto), dipende dalle risorse in bilancio: «Al momento non ci sono-spiega sempre Raggi- ma a volte è possibile che se ne liberino qualcuna». Tra i passanti costretti a deviare strada per via della palma caduta c’era anche Riccardo Canesi, uno dei cittadini contestatori del taglio dei pini: «La caduta della palma è sintomo che non si fa manutenzione-commenta così l'accaduto-e che non c’è metodo né programmazione. Non si è fatto uno screening delle alberature: quindi si tagliano pini sani e si tengono palme pericolose. Non è un problema di pini o palme ma di piante sane e non sane. La decisione di Raggi è totalmente sbagliata: sui pini tagliati non è stata fatta alcuna relazione sul loro stato di salute-aggiunge- spero che l’amministrazione cambi le sue posizioni tenendo conto della volontà di gran parte della popolazione». —
Francesca Vatteroni
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