Il presidio
Le lacrime che rigano i volti e l’importanza di esserci
Fivizzano. È quella richiesta di perdono e la consapevolezza «che il perdono non si pretende, ma si concede». Sono le parole forti con cui il presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier ammette la «vergogna per quello che vi hanno fatto». Si inchina e chiede perdono. E Fivizzano piange. E lo fa davvero, di lacrime che scendono e rigano i volti. Allontana una lacrima dalla faccia il sindaco Gianluigi Giannetti: ha appena finito la sua orazione. Ha appena chiesto che la su città sia candidata al Nobel per la pace. Perché Fivizzano l’odio l’ha conosciuto e la pacificazione l’ha voluta. Scendono le lacrime sul volto di chi, sotto il sole, aspetta il presidente italiano Sergio Mattarella e il “collega” tedesco, attende che scoprano la targa in ricordo della strage, ascolta le loro parole. I visi dei superstiti, dei loro figli. I visi di chi non ha ricordo - vissuto o raccontato - delle stragi nazifasciste, ma a Fivizzano sceglie di esserci. Giorgia Castellini ha 20 anni, è arrivata da Sarzana perché i confini in questi casi poco contano: «Credo che ci siano temi a cui è importante che tutti si interessino anche se non hanno familiari coinvolti nelle stragi». Bice Lucchesi ha lasciato la Sardegna dove era in vacanza con la famiglia perché «una giornata così è importante per Fivizzano e per la Storia. Io credo nei valori della pace, della solidarietà. Nei valori dell’Europa. Nelle parole dei Presidenti - continua Bice - c’era una enorme carica emotiva, chiedere il Nobel per la Pace per Fivizzano (proposta avanzata dal sindaco) in giorni come quelli che viviamo è una richiesta fortissima». Emilio Giovannucci, consigliere comunale, e la moglie Anita Corsi sono «colpiti nell’animo. Emozionatissimi». L’emozione avvertita da Virginia Clementi, consapevole dell’importanza di esserci. Nel giorno in cui Fivizzano ricorda il suo dolore e sceglie, ancora una volta, la via della pace. —C.S.
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