Il presidio
Operai Sanac alla Lega: «Ecco le tre domande»
Un lavoratore illustra i quesiti che avrebbe posto a Salvini: «Non c’era strumentalizzazione, parlavamo al ministro»
massa. «Ministro, lei conosce la situazione della Sanac?». Era questa una delle tre domande che gli operai della Sanac avrebbero voluto porre a Matteo Salvini durante la sua visita a Massa. Salvini, lo scorso 18 agosto, chiude la festa regionale della Lega alla Comasca, operai Sanac e Pignone chiedono di intervenire sul palco così da accendere i riflettori sui problemi che si porta dietro questa provincia. Quella domanda non riusciranno a pronunciarla. E riceveranno, inoltre, parole molto dure da parte di alcuni esponenti della Lega: “strumentalizzazione politica”, commenta il vicesindaco Andrea Cella in riferimento alla solidarietà mostrata da un partito extraconsiliare nei confronti degli operai.
«Poi volevamo chiedere: se Arcelor Mittal non intende acquisire il gruppo, quale sarà la posizione della Lega?». Ad illustrare i tre quesiti mai pronunciati è Andrea Bordigoni, tra gli operai della Sanac che chiede di parlare con il Ministro. I primi di agosto, Bordigoni scende in piazza insieme ad un centinaio di operai della zona industriale. La trattativa tra Arcelor Mittal, multinazionale che si occupa di lavorazione dell’acciaio, e sindacati si protrae da mesi. Troppi per poter stare tranquilli. E loro, gli operai Sanac, hanno paura. Paura che questo mese di ferie forzate preannunci la cassa integrazione. Alcuni di loro, una decina, continuano nelle opere di manutenzione dell’impianto, lo tengono “caldo”, nella speranza di poterlo riaprire con un nuovo slancio. Ma per quanto può durare? «E la terza domanda era: Se ArceloMittal compra e decide di mettere in discussione i diritti degli operai, qual’è la posizione della Lega?». Tre domande rimaste in sospeso come il futuro della Sanac.
«Ci hanno attaccato dicendo che abbiamo detto il falso - continua Bordigoni - Ma è la verità quanto abbiamo raccontato. Hanno spostato 3 o 4 volte l’appuntamento con il consigliere del Ministro. Poi ci hanno fermato lì davanti all'ingresso e sì, a quel punto, non abbiamo atteso la fine del comizio. Ce ne siamo andati. Non voglio alimentare alcuna polemica, ma non siamo stati trattati come le altre persone che partecipavano alla festa. A fianco a noi c’era chi passava tranquillamente, noi siamo stati fermati. Ma il punto è un altro. Siamo in una situazione difficile e le stiamo provando tutte per mantenere viva la fabbrica. Volevamo soltanto sottoporre i nostri problemi all’attenzione del Ministro. Non per una ragione politica, ma perché era Ministro». —
Camilla Palagi
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