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«La solidarietà fra donne è di là da venire, purtroppo»
torano notte e giorno, la giornalista nicla ghironi replica a nora facchini
CARRARA. La scrittrice e giornalista Nicla Ghironi replica a quanto scritto da Nora Facchini, e per quella che definisce «la sua pacata replica finale al bellissimo (io lo ritengo tale) evento che Emma Castè ha curato in quel di Torano. Il tèma affrontato dall’artista Michele Monfroni è stato il più esplosivo perché ha trattato compiutamente e inesorabilmente il tèma della vita nell’impedimento al suo farsi: l’aborto. Alla signora Nora dirò solo che io non mi sono mai azzardata a negare l’utilità politica, e il gioco, diciamolo delle piazze sessantottarde, gioco come cultura, diceva lo storico olandese Huizinga. Oggi affermo solo che le folate di tempo che passano davanti al cuore di ognuno di noi, ogni volta si portano via qualcosa, come dire, ci puliscono e ripuliscono»
Prosegue: «L’aborto, così come l’ha rappresentato lo scultore Monfroni: nulla da obiettare se l’opera non piace, molto da ridire invece se l’opera non piace in termini strettamente ideologici. Dal mio punto di vista, ciò non è ammissibile, soprattutto per un motivo cardine, quello che ogni opera d’arte ci obbliga a riflettere, a considerare, a sentire, a elaborare il nostro io, in altre parole, ci obbliga all’esercizio del nostro intelletto. Una funzione primaria. Io sono la persona più libera e non imbrigliabile ch’io conosca, ma sono così tanto libera proprio a fronte della considerazione delle libertà degli altri. Anche di chi deve nascere. L’autodeterminazione della donna è valida solo se tiene conto di quella degli altri, di più, l’autoreferenzialità assoluta è utile in tempi di guerra, mai in tempi di pace».
Scrive inoltre Nicla Ghironi: «Torniamo all’argomento “parità”, mio avviso equivocato, perché ha buttato alle ortiche le diversità di genere, è tale diversità che non viene praticata, ma piuttosto stralciata da un contesto sociale sempre più equivoco sul piano delle differenze. Vede, gentile signora Nora, è mia convinzione che oggi le donne dell’Occidente debbano ancora sciorinare nelle piazze, non per se stesse, ma per perorare le cause di tutte quelle donne del mondo che sono ancora considerate proprietà privata da parte di un ometto qualsiasi e nullità sul piano sociale e politico per opera di credi religiosi e di rischiose e storiche dittature politiche. Per noi donne occidentali, invece, è l’ora della meditazione, in grado di farci diventare donne a tutto tondo, sostanziate e dalla donazione e dalle intoccabili libertà personali. Un capitolo a parte, poi, sarebbe quello del perpetrarsi delle violenze contro le donne in ambiti famigliari. Su un solo punto dissento, pur con dolore: non condivido la frase che attiene alla solidarietà fra donne: no, signora Nora, la solidarietà fra donne è di là da venire, purtroppo, in suo luogo, non già una competizione plateale come quella del genere maschile, ma una competizione sottile, subdola e massacrante ai fini di un riconoscimento reciproco. Finisco col tèma suscitatore del dibattito: l’aborto come extrèma ratio e col pensiero certo che si va a sopprimere una vita. Grazie all’artista Monfroni e grazie a Emma Castè e un’ultimissima parola alla signora Nora: vi sono tèmi tanto grandiosi nella vita, che è proibito trattarli con visioni di parte o facendo uso d’ideologie tramontate…almeno mi auguro». —
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