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Nuovo Pignone, beffa per gli ex operai esposti all'amianto che persero la causa. L 'azienda vuole i soldi in 10 giorni
A diciotto famiglie recapitate le lettere degli ufficiali giudiziari, poi partiranno i pignoramenti. L’avvocata: «Resisteremo»
CARRARA. Sono diciotto buste che pesano quelle che arrivano nelle caselle postali di 18 ex lavoratori del Nuovo Pignone. Tre fogli, il peso non è quello della carta, ma quello di quattro cifre stampate nell’ultima pagina: 6233 euro, a testa, da pagare entro dieci giorni. Poi partiranno le esecuzioni forzate: pignoramenti su mobili, pensioni, conti in banca. È l’ultimo capitolo della vicenda che vede gli ex operai fronteggiare la Bhge Nuovo Pignone per la vicenda delle spese legali chieste da quest’ultima per le cause civili sul risarcimento del danno morale per l’esposizione all’amianto.
L’azienda, insomma, passa alle vie di fatto e chiede i soldi ai suoi ex dipendenti con una serie di precetti che imbucati il 30 luglio arrivano nelle case delle famiglie il 5 agosto. La trattativa per conciliare, tentata a maggio, di fatto è naufragata. Bhge aveva proposto di «devolvere una somma pari ad almeno il 20% dell’importo netto riconosciuto dalla Corte (sono quindi già state escluse le spese accessorie e altre voci) a favore di una o più associazioni benefiche». In cinque su ventitre hanno accettato. Il sentimento condiviso da tutti però, dopo quell’incontro, fu sintetizzato da Giovanni Cervia, uno degli operai impegnato nella battaglia: «Noi paghiamo e loro vogliono fare bella figura con i nostri soldi».
In trincea sono rimasti in diciotto. E non si può dire che questa guerra di posizione, con un avversario che dispone di mezzi e forza incommensurabilmente superiori, non gli stia costando. Non tutti furono condannati a pagare la stessa cifra, si andava dai 2500 euro ai 4500 circa, ma con i precetti le cifre aumentano. Chi aveva da pagare il massimo ora sale agli oltre 6000 euro ricordati prima. E vive questa decisione dell’ex datore di lavoro come un ennesimo oltraggio alle loro paure, alle loro vita, al lavoro svolto negli stabilimenti per più di 30 anni.
C’è poi un intreccio di date che non convince l’avvocato Nicoletta Cervia, che rappresenta tutti gli ex operai. In parallelo - relativo - alla vicenda del braccio di ferro tra i lavoratori e l’azienda, la legale ha infatti di recente notificato a Bhge due richieste di risarcimento danni per due colleghi dei 18 morti per mesotelioma pleurico recentemente. Il tipo di processo, insomma, che aveva aperto alla possibilità anche per chi non si era ammalato di aprire dei contenziosi per il cosiddetto danno da paura.
«Ho inviato le lettere alla fine di luglio - racconta Cervia - e qualche giorno dopo i legali di Nuovo Pignone mi hanno contattato e sono arrivati i precetti per posta. Noi avevamo detto di no alla proposta di conciliazione da mesi, ma fino a questa novità non si erano mossi mai».
In ogni caso i diciotto hanno scelto di resistere. L’intenzione è di aprire un nuovo giudizio di fronte al tribunale, facendo forza su una sentenza della Corte Costituzionale che definisce incostituzionale la norma che condanna al pagamento. —
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