Il Tirreno

PRIGIONIERI DELLA MONTAGNA  

«Al buio per ore in attesa dei soccorsi»

Tommaso Silvi
«Al buio per ore in attesa dei soccorsi»

Famiglia intrappolata nel Canale degli Alberghi: salvi poco prima dell’alba grazie agli uomini del Soccorso alpino

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MASSA. Frutta secca, pochissima acqua e - per fortuna - un cellulare funzionante e la rete sufficiente per riuscire a comunicare con i soccorritori. Se la sono vista brutta, ma poco prima dell’alba il loro incubo è finito. Pietro Casati, 30 anni, il padre 74enne e la sua compagna di 57 anni - tutti e tre originari della Lombardia, tra Como e Milano - nella notte tra ieri a lunedì sono rimasti intrappolati nel Canale degli Alberghi. Erano partiti al mattino per un’escursione sulla via ferrata del Monte Contrario. Ma hanno calcolato male i tempi della loro usciti in mezzo alla natura.

«Al ritorno - racconta Pietro Casati - siamo stati fermati dal buio. Ci siamo subito accorti che non potevamo continuare a camminare, non si vedevano più i segnali lungo il sentiero». Scatta la chiamata al 118, che allerta la stazione di Massa del Soccorso alpino. «Non ci siamo impauriti - continua l’uomo - perché mio padre è un esperto di montagne, abituato alle Alpi. Però avevamo fatto una lunga camminata durante il giorno, eravamo disidratati, con poca acqua a disposizione e della frutta secca da mangiare. Abbiamo cercato di non farci prendere dal panico, e ci eravamo già predisposti per passare la notte nel bosco e riprendere la marcia al mattino, con la luce». Ma la macchina dei soccorsi impiega pochi minuti per individuare il gruppo e parte per raggiungere i tre escursionisti.

La squadra dei tecnici del Soccorso alpino ha raggiunto le persone in difficoltà e ha provveduto a ricondurle a Biforco, sopra il paese di Forno, dove ad attendere si trovavano amici e parenti. «Nell’attesa dei soccorsi - dice ancora Pietro Casati - ci siamo legati con le corde a un albero, per evitare di cadere nella scarpata. Abbiamo atteso con pazienza, restando sempre in contatto con i soccorritori. Fortunatamente non faceva freddo e il tempo era sereno. A un certo ci siamo addirittura messi a osservare le stelle cadenti». Un comportamento esemplare, quello tenuto dai tre protagonisti della disavventura sulle montagne massesi: come spiegato anche dagli uomini del Soccorso Alpino, sono stati bravi a non farsi prendere dal panico, a mantenersi freddi e a spiegare con calma la loro posizione, così da essere raggiunti il più velocemente possibile. Nonostante tutto, comunque, il Soccorso alpino ha impiegato oltre due ore per raggiungerli.

«Abbiamo visto i soccorsi in lontananza, scorgendo le loro torce nel buio. Anche noi, allora, abbiamo illuminato la nostra posizione con l’unica torcia che avevamo a disposizione. Abbiamo fatto bene ad aspettare e a fermarci - dice ancora Pietro Casati - perché la strada per il ritorno era piuttosto lunga». La chiamata degli escursionisti ai soccorritori è arrivata attorno alle 23.30. Sono arrivati a Biforco attorno all’1.30. «Una brutta esperienza - conclude il 30enne di Milano - che per fortuna si è conclusa nel migliore dei modi». —

Tommaso Silvi

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