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«Uniti contro i nazi-leghisti»
A poche centinaia di metri dal maxi raduno della Lega circa duecento contestatori attendono l’arrivo di Salvini tra chitarre e schiacciate ripiene
massa. «Contrastiamo l’arrivo di Salvini con la non violenza, restiamo compatti, facciamo gruppo».
Sotto i pini del parco pubblico in piazza Ronchi, a poche centinaia di metri dal Parco della Comasca - sede della maxi festa della Lega - si svolge l’assemblea pubblica dei contestatori del leader del Carroccio. Hanno sfilato sul lungomare, sotto il sole, per manifestare contro l’arrivo del “Capitano” in città. In parecchi - dopo il corteo - decidono di tornare verso casa. Sul marciapiede del viale contornato da hotel e villette residenziali c’è un gran via vai di giovani: magliette rosse, fazzoletti legati al collo, bandiere rosse arrotolate e strette tra le mani. E poi ci sono gli irriducibili.
Circa duecento manifestanti che - nonostante siano le 19 e l’arrivo di Salvini sia previsto attorno alle 21 - decidono di rimanere all’incrocio che conduce al Parco della Comasca, sotto l’occhio di decine di agenti delle forze dell’ordine. Ad attendere il passaggio del “nemico”. L’assemblea va avanti, e a parlare sono soprattutto giovani. Qui la Lega è Satana. Il male assoluto. «Io li chiamo nazi-leghisti», dice una ragazza al microfono. Ha il fiatone mentre parla, non riesce a tenere ferme le gambe. Grida e si muove a scatti. «La Lega è il partito di Borghezio e Calderoli, dicevano che i meridionali puzzano, non dimentichiamocelo», dice rivolgendosi alla platea di circa 50 persone che ascolta e applaude. Gli altri superstiti della manifestazione anti Salvini sono sparpagliati qua e là nel parco. C’è chi pizzica le corde di una chitarra, chi dopo la sfacchinata sul lungomare si concede un pezzo di schiacciata col salame e chi, invece, va a fare due tiri a canestro alla piccola sala giochi all’aperto poco distante.
Spensieratezza e allegria. Nessuno ha voglia di un faccia a faccia violento con celere. Durante l’assemblea viene ripetuto più volte l’invito a non utilizzare le maniere forti. Clima disteso, tanto che in piazza Ronchi c’è anche una mamma con le sue due bambine. Una di loro si guarda attorno spaesata. A spiazzarla sono i tanti uomini in divisa. Mentre viene trascinata per mano dalla madre dà sfogo a tutta la sua candida innocenza. Poche parole. «Mamma, mamma, ma come mai ci sono tutti questi poliziotti? Che abbiamo fatto?». «Nulla, amore - le viene risposto - è solo per sicurezza». «Sicurezza di cosa? Che pericolo c’è?», ribatte la bambina. Ma la mamma nel frattempo si è fermata a salutare degli amici, anche loro reduci dal corteo contro la Lega. La piccola non leggerà il giornale oggi. Ma semmai lo facesse, deve sapere che ieri di pericoli non ce ne sono stati. L’indignazione della sinistra - radicale e non - per l’arrivo di Salvini è andata perfettamente a braccetto con l’esaltazione del “Popolo Verde” radunato alla Comasca. —
Tommaso Silvi
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