Carrara, uscirà in autunno Il Peccato il film su Michelangelo
Consegnato a Natale dello scorso anno, non si avevano più notizie. Dalla produzione l’indicazione sulla “prima” dell’opera di Konchalovsky
CARRARA. A oltre un anno e mezzo dalla fine delle riprese del film “Il peccato” del regista Andrei Konchalovsky, la produzione ha finalmente una data per la “prima” italiana del Kolossal dedicato all’esperienza di Michelangelo Buonarroti negli anni forse più difficili e tormentati della sua vita, quelli vissuti tra Carrara, Pietrasanta, Firenze e Roma che lo videro impegnato simultaneamente in due opere grandiose: la tomba di papa Giulio II e la facciata della chiesa di San Lorenzo. O meglio, più che una data c’è un’indicazione: autunno 2019.. Senz’altro c’è molta attesa a Carrara, in Versilia e in tutti i luoghi della Toscana e del Lazio dove il film è stato girato. Attesa e curiosità da parte della critica ma anche da parte della gente comune che ha restituito un volto, una dimensione umana al grande dramma che il film rievoca: quello di un genio tormentato e ribelle, quello di un popolo che sulle cave ha tanto sofferto per sopravvivere. Uomini e donne, popolani dai volti segnati dalla fatica e dagli anni, giovani dallo sguardo intenso che hanno vissuto quest’esperienza con la consapevolezza di un evento straordinario e forse irripetibile.
Le riprese del film erano iniziate sul Monte Altissimo alla fine di agosto 2017 ed erano lassù proseguite per tutto il mese di settembre. Per la drammatica e potente bellezza di questo monte, in gran parte intatta, il regista Andrei Konchalovsky ha voluto ambientarvi alcune delle scene più suggestive ed emozionanti del film, realizzato proprio nel cinquecentenario della prima ascesa di Michelangelo all’Altissimo (gennaio 1517).
C’è stata una lunga gestazione e un approfondito lavoro di ricerca per l’individuazione delle locations, per la ricostruzione degli ambienti e delle antiche attrezzature per l’estrazione e il trasporto del marmo, per i costumi, per il cast – formato da alcuni attori professionisti come Alberto Testone nel ruolo di Michelangelo o Umberto Orsini nella parte del marchese di Fosdinovo – ma in prevalenza costituito da autentici lavoratori delle cave di Carrara, eredi di una bi-millenaria tradizione di mestiere che appartenne a quei cavatori che ebbero stretti rapporti di collaborazione con il Buonarroti a partire dal 1497, quando il ventiduenne scultore fiorentino si recò a Carrara, per la prima volta, per procurarsi il marmo della Pietà, che fu estratto dalla cava del Polvaccio.
Le riprese, dopo il Monte Altissimo, sono proseguite a Carrara, al Castello Malaspina di Massa, al castello di Fosdinovo, e poi ad Arezzo, Montepulciano, Bagno a Ripoli, Pienza, Monte Sansovino, Tarquinia, Caprarola, sul litorale laziale di Santa Severa dove è stato ambientato l’antico luogo d’imbarco dei marmi all’Avenza, in vari luoghi di Roma e a Cinecittà dove sono state ricostruite la casa di Michelangelo di Macel de’ Corvi e la Cappella Sistina. Un colossal che ha potuto avvalersi di un budget eccezionale per un film europeo.
La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista e da Elena Kiseleva. Un film visionario, in linea con le opere più recenti del regista – tra cui “Paradise”, lo splendido film premiato a Venezia nel 2016 con il Leone d’Argento – dove il dato storico e la fedele ricostruzione di ambienti e personaggi si intrecciano mirabilmente con la vicenda narrata, a tratti fantastica e poetica, a tratti drammatica e introspettiva. Come ricorda Costantino Paolicchi, che ha collaborato con il regista e con la produzione italiana, la Jean Vigo Italia, la produttrice Elda Ferri ha spiegato che il 24 dicembre, proprio la vigilia di Natale, Konchalovsky aveva consegnato il film. Non solo i cavatori utilizzati nel film provengono da Carrara, dove è stata anche girata una scena di matrimonio, in piazza Duomo. È carrarese anche l’interprete del ruolo di un inquietante mendicante gobbo, le cui apparizioni suscitano paura e smarrimento in Michelangelo. Si tratta di Giorgio Bernieri, 60 anni. Bernieri era stato notato per caso dalla troupe di Konchalosvky, durante un sopralluogo in citta. «Quel giorno - aveva raccontato Bernieri al Tirreno nei mesi scorsi - ero seduto al bar Giardino dove sono stato avvicinato da alcuni signori che mi hanno chiesto se potevano scattarmi qualche foto, spiegandomi che poi le avrebbero mostrate a Konchaslovsky». Poi era stato richiamato. —
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