Il Tirreno

DRAMMA DI MONTIGNOSO

Ci sono i segni delle martellate inflitte dal padre di Moushinne

Tommaso Silvi
Il luogo dove si è consumata la tragedia a Montignoso
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Il luogo dove si è consumata la tragedia a Montignoso

L'omicida resta in carcere, ma risponde con molti particolari alle domande durante l'interrogatorio

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MONTIGNOSO. Ha parlato per quasi due ore durante l’interrogatorio in carcere. Ha risposto a tutte le domande, chiedendo alcune brevi pause per superare la commozione e lo choc che lo hanno attanagliato durante la ricostruzioni dei tragici frangenti in cui ha ucciso il padre con dodici coltellate, la sera di lunedì 5 agosto a Montignoso. Moushinne Bouden ha dato la sua versione dei fatti, affiancato dall’avvocato Riccardo Balatri. Poi è stato conferito l’incarico ai medici legali che devono occuparsi di analizzare le lesioni sul corpo dell’omicida e del padre. E i medici hanno iniziato proprio dalle ferite alla testa di Bouden, che durante l’interrogatorio ha ribadito di essersi prima di tutto difeso dal padre, armato di martello. Una versione che pare compatibile con i segni che porta sul corpo. Il Gip, intanto, ha confermato la misura cautelare in carcere per Bouden, riscontrando sproporzionalità tra il tentativo di offesa del padre – attraverso il martello – e le coltellate mortali inflittegli dal figlio. Tuttavia, non dovrebbe materializzarsi l’aggravante dei futili motivi per Bouden. Confermata invece l’aggravante per aver ucciso un familiare. Balatri, dunque, se lo riterrà opportuno, potrà richiedere il rito abbreviato per il suo assistito. Pare esclusa la condanna all’ergastolo.

Sono stati sentiti, inoltre, la madre di Moushinne Bouden e il fratello. La testimonianza della donna è stata considerata del tutto attendibile, quella del fratello, invece - simile alla ricostruzione dei fatti fornita da Bouden- non è stata ritenuta attendibile. Nei prossimi giorni gli inquirenti effettueranno anche alcuni esami nella casa della famiglia marocchina, per rilevare eventuali tracce di Dna e fare chiarezza sulla vicenda. Non è ancora limpida, infatti, la dinamica che ha portato alla tragedia. Il giovane sostiene che tutto sia iniziato con una lite in bagno, circostanza confermata anche dalle altre persone presenti che sono state interrogate e che erano presenti in casa. Il padre lo avrebbe ripreso mentre si stava tagliando i capelli, perché in bagno stava lasciando molta confusione, disordine e sporcizia. E da quanto riferiscono più fonti, compresi i vicini di casa, non si trattava della prima lite. I rapporti fra i due erano tesi e già da alcune settimane. Il dramma di Montignoso ha scosso una comunità intera, portando alla luce i forti contrasti all’interno di una famiglia dominata in cui i nervi tesi erano all’ordine del giorno. Dopo una notte da fuggitivo i carabinieri hanno preso Moushinne Bouden alle 14 di martedì 6 agosto: solo, capelli tagliati a metà e con una guancia aperta da uno squarcio, si era rifugiato in una struttura abbandonata a Marina di Massa. La fuga dell’uomo che ha ucciso il padre Abdel a coltellate è durata meno di venti ore. Era fuggito lunedì notte alle 22, lasciando il babbo riverso nel sangue nel giardino di casa. Le poche speranze di fuggire all’imponente dispiego di forze dei carabinieri si sono interrotte sul lungomare. Il giovane continua a ripetere all’avvocato Riccardo Balatri di essersi soltanto difeso dalla furia del padre.
 

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