Il Tirreno

l’autopsia 

Morte compatibile con un quasi annegamento

A.V.
Morte compatibile con un quasi annegamento

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MAssa. Quasi quattro ore. Tanto è durato l’esame autoptico sul corpicino del piccolo Ibrahim El Gargar.

Quattro ore e ancora tanto lavoro da fare assicura la dottoressa Susanna Gamba, il medico legale incaricato dalla Procura come consulente per cercare di fare chiarezza sulle cause della morte del bambino di dieci anni deceduto a seguito di un malore nelle piscine di Villafranca. Serviranno ancora l’esame istologico, l’acquisizione della cartella clinica del brevissimo ricovero all’Opa e anche tutte le informazioni, attraverso i verbali dei carabinieri di quanto accaduto nelle ore immediatamente prima al malore del piccolo Ibrahim.

La dottoressa gamba per il momento, quindi non si sbilancia. Si limita a dire che: «La morte è compatibile con un quasi annegamento». Il “quasi” è d’obbligo perchè il bambino non è morto subito, dopo il malore in piscina di domenica , ma è rimasto vivo per più di ventiquattro ore: la morte è stata dichiarata infatti solo nella giornata di lunedì.

Adesso restano da capire le cause dell’annegamento. Il bambino potrebbe essere caduto, potrebbe essere stato spinto in acqua, potrebbe essere andato a fare il bagno nel pieno della digestione.

Anche questo è un elemento su cui la dottoressa dovrà fare ulteriori accertamenti: il bambino, come hanno raccontato i testimoni, ha vomitato durante tutte le manovre di soccorso. Ha vomitato cibo. E cibo è stato trovato nello stomaco del bambino anche durante l’esame autoptico.

Insomma al momento non si possono avere ulteriori certezze da un passaggio, quello dell’autopsia, che solo una volta terminato con l’acquisizione anche di tutte gli altri elementi, potrà essere più preciso in merito alle cause che hanno spezzato la vita del piccolo Ibrahim El Gargar. —

A.V.

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