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«Soffro per mio padre, ma mi sono soltanto difeso»
Moushinne parla dopo la prima notte in carcere per l’omicidio di suo padre Abdel Ha pianto tutta la notte, ma ribadisce che ha agito soltanto per salvarsi la vita
Una notte difficile, la prima in cui ha potuto pensare con calma a quello che era successo. Dopo un lunedì notte da braccato, con l’adrenalina a mille, Moushinne Bouden in cella ha finalmente potuto mettere a fuoco quel che era successo: ha ucciso il padre. Lo ha ucciso e ora è in carcere. E rischia di rimanerci a vita.
«Ha passato la notte in carcere piangendo e razionalizzando quello che aveva fatto», racconta l’avvocato Riccardo Balatri che lo ha incontrato ieri mattina, il giorno dopo l’arresto. «Sono disperato, sono disperato, ma io mi sono soltanto difeso», ha ribadito all’avvocato. Balatri spiega che il suo assistito è affranto per la morte del padre e che ora che a mente fredda si è reso conto di quel che ha davanti, una possibile condanna per ergastolo, e quel che lascia dietro, il padre assassinato con più di venti coltellate e una famiglia distrutta dal dolore.
La versione di Moushinne è nota già dal giorno della cattura, martedì. Lui sostiene che tutto sia iniziato con una lite in bagno, circostanza confermata anche dalle altre persone presenti che sono state interrogate e che erano presenti in casa. Il padre lo avrebbe ripreso mentre si stava tagliando i capelli, perché in bagno stava lasciando molta confusione, disordine e sporcizia. E da quanto riferiscono più fonti, compresi i vicini di casa, non si trattava certo della prima lite. I due già da una ventina di giorni erano ai ferri corti, come spesso capitava loro. Il padre infatti non tollerava certe frequentazioni, abitudini e comportamenti del figlio.
In ogni caso Moushinne riferisce ai carabinieri nell’interrogatorio che il padre lo affronta subito con martello e coltello. E che lui, dopo essere stato colpito alle braccia e al volto, riesce a disarmarlo. Non nega chiaramente l’esecuzione materiale del suo assassinio, ma la lega a questa aggressione. Legittima difesa, per dirla chiara.
I carabinieri, che non hanno mai avuto dubbi sulla responsabilità materiale di Moushinne nell’omicidio di Abdel, stanno ancora indagando per chiarire meglio quella che il tenente Renato Paladini, del nucleo operativo radiomobile, ha definito «una dinamica complessa».
Significa che dovranno ancora ascoltare molte fonti e poi ascoltarle ancora. Chi ha assistito alla terribile scena infatti, e soprattutto al prologo nel bagno di casa, sono parenti. Sia della vittima che del carnefice. Per questo ogni dettaglio, eventuali contraddizioni e versioni dovranno essere maneggiate con cura.
Moushinne era tornato a casa il 21 giugno quando il tribunale del Riesame di Genova aveva accolto parzialmente l’istanza di scarcerazione dell’avvocato Balatri. Parzialmente nel senso che gli era stata comminato l’obbligo di residenza a Montignoso e il divieto di uscire di casa dalle 21 alle 5. Non i domiciliari, pur chiesti, e che erano già stati rigettati dalla corte d’Appello perché incompatibili con « le numerose condotte violente nei confronti dei familiari».
Eppure proprio in quella casa e a quelle ore Moushinne ha ucciso il padre. Una violenza dalla quale non potrà più tornare indietro. —
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