Il Tirreno

Marina di Carrara, Carloambrogio Bedini, Maestro d’Ascia, ancora all’opera a 93 anni

Carloambrogio Bedini
◗
Carloambrogio Bedini

Nonostante l'età, risistema le barche con precisione e perizia

2 MINUTI DI LETTURA





MARINA DI CARRARA. Carlambrogio Bedini, classe 1926, immerso nello svolgimento della sua arte, non sente assolutamente il peso degli anni che inesorabilmente sono passati da quando, a tredici anni, entrò nel cantiere navale di Marina come apprendista e dopo tre anni, per la sua bravura, ebbe paga da operaio. Anche in questi giorni era al cantierino ed ho trovato Carlo a “quartabonare”. A piallare, cioè, la costa di una tavola per dare gli angoli giusti secondo una tabella ricavata dall’apposita squadra detta appunto di quartabono. Presi ad intervalli successivi sullo spigolo di fasciame della barca, gli angoli devono essere sagomati su quella da lavorare e da apporre contigua, affinchè i comenti combacino perfettamente. Carlambrò piallava, regolava la squadretta come da inclinazione numerata progressivamente e corrispondente al vero su un diagramma che s’era riportato su un un pezzo di tavoletta, a mo’ di lavagna, poggiava la squadra sulla costa di tavola immorsata longitudinalmente e controllava, aggiustava con piccoli colpi di martello la pialla affinchè non fosse troppo ingorda, piallava a leggere e misurate passate, finchè in breve il fianco della serretta da apporre alla cinta della barca, dopo aver preso il giusto avviamento e dopo la messa in opera, concordasse con le curvature ed i flessi del gozzo da raddobbare. La serretta che aveva piallato era stata passata, come s’usava un tempo, al bollitore perché l’acqua calda ne ammorbidisse le rigidità e seguisse docilmente i sinuosi “avviamenti” del gozzo alla messa in opera. Dopo quasi un’oretta di bollitore la tavola è stata tolta e posta sulla cinta della barca serrata coi “sergenti” e sembrava stampata! Vedere Carlambrò a 93 anni all’opera è uno spettacolo, ho assistito grazie a lui, più che una volta, ad una scena di carpenteria navale che si perde nella notte di tempi e che difficilmente potrò rivedere negli anni a venire. Dopo le vicissitudini della guerra, durante la quale fu spedito (’44) in un campo di lavoro in Germania, fu alle dipendenze, sempre a Marina e prima di mettersi in proprio, del cantiere di Primo Bugliani detto: “L Padruncìn’”. Fu mandato in “prestito” a un cantiere di Lavagna ed il proprietario, signor Azzimonti, vedendolo all’opera volle sapere come si chiamava, alla risposta di Carlo, replicò: “Per te, questo mese, stipendio doppio!”. Ciò per dire che non avevo di fronte, qualche mattina fa fa, solo un “Mastro d’Ascia”, ma un vero e proprio mentore della carpenteria nautica, che mi onora della sua sincera amicizia e che annovero quale sommo artista fra gli scultori, pittori, scrittori con cui, grazie a Mario Guelfi, sono costantemente a contatto. —Paolo Cucurnia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera