Il presidio
«Escludiamo l’aiuto delle persone presenti»
Il procuratore sul ruolo dei familiari in casa
montignoso. «È stata una notte drammatica, ma è un risultato importante per i carabinieri di Massa-Carrara». La soddisfazione per la cattura di Moushinne Bouden e il dolore per il terribile omicidio di suo padre Abdel Bouden sono sintetizzati così dalle parole del comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Massimo Rosati.
«Il ragazzo è una nostra vecchia conoscenza, per dei precedenti per fatti diversi da questi», spiega il colonnello. «Voglio ringraziare tutte la altre forze di polizia che si sono unite a noi per un’operazione impegnativa e complicata», aggiunge.
Il pm Marco Mansi, che ha coordinato le indagini, cerca d’inquadrare i motivi che hanno portato all’omicidio. «C’erano dei precedenti di violenza, di screzi familiari in quel contesto. Ma non risultava nulla che potesse fare pensare a un pericolo così grande, a una tragedia di queste proporzioni», spiega il magistrato.
Sul ruolo dei familiari Mansi si sente di escludere aiuti a Moushinne. «Il ruolo di chi era in casa al momento dell’omicidio è ancora oggetto d’indagine, ma se altre persone erano in casa il loro ruolo è stato soltanto quello di frapporsi nel litigio».
La famiglia Bouden, vivono quasi tutti in quella villetta in via Osteriaccia, ieri si è vista illuminare la casa a giorno dai led dei vigili del fuoco. Sono sconvolti, il dolore è grandissimo. La tragedia che ha spezzato la notte e la famiglia li ha lasciati paralizzati fuori, mentre una folla di curiosi si affaccia a guardare il lenzuolo che copre il capofamiglia morto in giardino.
La procura lavorerà per capire come è scoppiata la lite in bagno tra padre e figlio, chi ha iniziato. Se, come sostiene la difesa, che a cominciare l’aggressione sia stato il genitore. O se invece sia stata responsabilità del figlio. Ai fini del processo cambierà tanto. —
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