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la sentenza 

Licenziati per una chat: saranno riassunti

Licenziati per una chat: saranno riassunti

I tre lavoratori della vigilanza privata “I Pretoriani” erano finiti nei guai per una serie di messaggi su whatsapp

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CARRARA. «Nel giorno in cui centinaia di lavoratori del settore della Vigilanza Privata scioperano per rivendicare un Contratto Collettivo Nazionale scaduto da oltre tre anni, arriva la sentenza che vede riconosciuto illegittimo il licenziamento comminato a tre lavoratori dipendenti dell’Istituto di Vigilanza I Pretoriani».

Lo scrive in una nota la Filcams Cgil.

«Il giudice del Lavoro di Massa Augusto Lama, con ordinanza del 2 agosto 2019, ha disposto la reintegrazione di tre guardie giurate illegittimamente licenziate dalla società I Pretoriani Srl, condannandola anche al risarcimento del danno».

I lavoratori facevano parte di un gruppo whatsapp creato tra i dipendenti iscritti alla Filcams Cgil di Massa Carrara, che veniva utilizzato sia per scambi di messaggi relativi ai problemi derivanti dall'organizzazione del lavoro e dei turni di servizio sia per comunicazioni di natura prettamente sindacale. «L'azienda essendo stata messa a conoscenza di tale chat da parte di un proprio dipendente - si legge nella nota della Filcams - entrata in possesso del contenuto della chat, ha contestato disciplinarmente ai tre lavoratori di aver posto in essere condotte diffamatorie e denigratorie nei confronti della società nonché atti di sabotaggio nei confronti dell'azienda».

I lavoratori già assistiti e tutelati dalla Filcams Cgil anche in occasione delle iniziative di protesta sindacale, sfociate con lo sciopero del 29 giugno dello scorso anno, impugnavano i licenziamenti con il patrocinio del legale della Cgil Marta Marchetti.

Il giudice del lavoro, dopo aver ascoltato alcuni testimoni, ha dichiarato la nullità dei licenziamenti “perché discriminatori in quanto punitivi dell'appartenenza dei tre lavoratori licenziati al sindacato Filcams e della partecipazione degli stessi all'attività di detta organizzazione sindacale.....”. Il giudice, quindi, dopo aver constatata la scarsa rilevanza dei messaggi e delle comunicazioni intercorsi tra i lavoratori, ritenuto che non presentavano né contenuto diffamatorio né incitamenti al boicottaggio dell'azienda ma si trattava di legittime espressioni del diritto di critica nell'ambito di una dialettica e di un normale confronto tra lavoratori e datore di lavoro, ha riconosciuto che l'appartenenza al sindacato e lo svolgimento di attività sindacale è stato l'unico motivo determinante dei licenziamenti. Il contenuto della chat, inoltre, doveva essere considerato alla stregua di “corrispondenza privata”. —

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