Italia
Gli operai della Sanac ancora in piazza e lo spettro cassa integrazione di avvicina
Ieri lo sciopero dei lavoratori che hanno anche bloccato gli straordinari. «Chiediamo il sostegno di tutta la città»
MASSA. Non c’è spazio per le tifoserie da stadio nel piazzale di fronte ai cancelli dello stabilimento Sanac. Ieri mattina cento operai sono entrati in sciopero chiedendo, uniti, risposte. Assunzioni di responsabilità da parte del Governo che tolgano dalle loro vite incertezze e agitazioni. Da ormai cinque anni lavorano in modalità “provvisoria” e negli ultimi mesi la situazione è peggiorata a causa del mancato completamento della vendita del loro gruppo – quattro unità produttive in tutta Italia 380 posti di lavoro (di cui 120 a Massa)- ad ArcelorMittal, colosso che ha acquisito l’ex Ilva di Taranto. Ma per le realtà affiliate all’industria tarantina non c’è ancora nulla di sicuro all'orizzonte, anzi.. L’orizzonte si fa fatica ad immaginarlo nel piazzale di via Dorsale perché lo scenario più concreto, ad oggi, è quello della cassa integrazione. A distanza di un anno dalla trattativa stipulata fra ArcelorMittal e le sigle sindacali nulla è stato ancora deciso in definitiva sul futuro dello stabilimento di Massa e da allora le cose sono peggiorate anche a sud: la paura è quella di una reazione a catena. Il Decreto Crescita del governo pentastellato mantiene una clausola considerata inaccettabile dal colosso mondiale per la produzione di acciaio: «La posizione che ha assunto il governo in questi mesi – dice Nicola Del Vecchio della Cgil - mette a rischio gli investimenti in Italia a causa della questione dell’immunità penale: avallandola cambiano le carte in tavola rispetto agli impegni presi nel momento in cui c’è stato l’acquisto dell’ex Ilva perché attribuisce a chi subentra le responsabilità ambientali delle gestioni passate. Oggettivamente nessuno verrebbe ad investire nel nostro paese a queste condizioni». Nessuna tifoseria da stadio, chiedono sindacalisti e operai: il tema dell’ambiente non può essere messo contro quello del lavoro.
Servono risposte complesse. « Mancano risposte da parte del Ministero – interviene Massimo Graziani della Uiltec - Chiediamo quindi una volta per tutte l’apertura di un tavolo ufficiale che possa risolvere definitivamente la vicenda Sanac». «Dobbiamo cercare di portare avanti la vertenza con i metalmeccanici – auspica Emanuele Manfroni della Cisl - siamo un gruppo di 380 persone, la potenza di fuoco è limitata. Ma avendo dalla nostra i metalmeccanici potremmo incidere di più. Ma è tutto da valutare perché è un problema politico, finché non lo risolvono noi vivremo nella linea di galleggiamento». Nel piazzale di fronte a Sanac c’è agitazione, ma non rassegnazione. Gli operai chiedono la solidarietà della città: «Chiediamo ai cittadini di essere presenti alle nostre manifestazioni - dice Andrea Bordigoni - di sostenerci nella nostra lotta. Abbiamo bloccato gli straordinari, la flessibilità del lavoro. Cerchiamo di creare problemi ma non perché ci piace, perché abbiamo bisogno di attirare l’attenzione. La vostra attenzione». —
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