Il Tirreno

Silenzio per l’addio a un piccolo esploratore

Donatella Francesconi

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I nostri piccoli esploratori lanciati verso il mondo mentre cerchiamo di proteggerli dalla spinta verso nuove avventure. Solo un genitore può davvero sapere cosa significa dover avere mille mani e cento occhi, ma - nonostante questo - vedere i piccoli scappare dal controllo in una frazione di secondo. «Volevo solo vedere il mare e voi avete fatto tutto questo casino», commenta seria la testolina di riccioli biondi di 3 anni appena che se n’è stata mezz’ora da sola sulla spiaggia di Ostia, sfuggita al controllo di ben otto adulti, di fronte alla madre atterrita.

«Signora, me la racconti giusta: a due anni non si sale in cima al quadro svedese ai giardinetti» dice serio il pediatra in Pronto soccorso di fronte alla sospetta frattura cranica. Un bambino di 2 anni forse no, pensi tu alle prese con l’imperscrutabile mistero del primo figlio. Ma quella bambina che hai messo al mondo e tenti di proteggere si arrampica ovunque da quando ha otto mesi, cammina da quando ne ha nove, salta da qualsiasi altezza e se vede una pozza d’acqua ci si fionda dentro.

Solo un genitore sa davvero cosa vuole dire. Con la fantasia la piscina diventa l’Oceano, il parco giochi la prateria da conquistare, la casa un continente da esplorare, arrampicare, scavare. E l’incidente è in agguato. Non c’è niente che il resto del mondo possa immaginare, ipotizzare, commentare quando la tragedia si compie nonostante le voci di madri e padri che abbattono il muro del suono per mettere in guardia, le mani che diventano allungabili, la forza inaudita di chi darebbe la vita per i piccoli esploratori. —

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