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Obiettivi: un protocollo e il rispetto delle regole
massa. Chiedono una base salariale minima che sia uguale per tutti i lavoratori e che ciò che è scritto sulla carta, nel loro contratto, rispecchi la realtà.
A sentire le testimonianze delle persone seguite da Usb è un quadro generale piuttosto variopinto quello che raffigura il settore turistico della costa. In comune bagnini, camerieri, receptionist, personale delle pulizie, baristi, cuochi, chef avrebbero una cosa: lavorano tutti i giorni. Non c’è pausa che permetta loro di staccare. Di riposarsi. In barba alla Costituzione, al codice civile, al decreto sull'orario di lavoro. Questo è quanto riferiscono.
Eppure, in base alla normativa le sanzioni per chi viene trovato a commettere illeciti su questo fronte possono arrivare fino ai 10mila euro. Uniti nei bisogni, divisi nelle differenze contrattuali: lavoro “grigio”, tirocinio, apprendistato. Sfumature che nessuna statistica riguardo questa porzione di mercato immortala. A parlare di turismo, in questo caso, sono le ultime ruote del carro. E da quelle ultime file cercano di farsi sentire perché, spiegano, non si vive affatto bene lavorando in queste condizioni. L'Unione Sindacale di Base, a dicembre, ha quindi incontrato uno dei soggetti della categoria che riunisce diversi stabilimenti balneari. Il consorzio Riviera Toscana di Marina di Massa ha accettato di incontrare i sindacalisti e ha inoltre sottolineato l'importanza di denunciare le situazioni al di fuori della norma. Lo conferma nuovamente raggiunto telefonicamente da Il Tirreno. L'obiettivo di Usb è arrivare alla stesura di un protocollo per dare nuovo impulso a questa porzione di mercato. Fatta non solo di numeri, ma anche di persone. —
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