Il presidio
In tanti all’inaugurazione
Il pubblico è accompagnato dalla voce di Adriano Giannini e dal violino di Giovanni Sollima Ci sono anche documenti inediti dello scultore
Carrara. La cornice, questo è d’obbligo dirlo, è bellissima. Un parco della Padula tirato a lucido e una villa Fabbricotti che è stata davvero restituita alla città in tutto il suo splendore. E ieri, all’inaugurazione, tantissime le persone arrivate al museo Carmi.
Ma cosa deve aspettarsi chi vuole visitare “Canova il viaggio a Carrara” mostra, ideata e prodotta da Cose Belle d’Italia Media Entertainment? Deve attenersi al titolo e quindi pensare di trovarsi di fronte a una mostra, quella al museo Carmi, che indaga il rapporto tra Antonio Canova e Carrara, la capitale internazionale del marmo. E lo fa mettendo in dialogo cinque preziosi gessi originali e documenti conservati presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, con un percorso multimediale dedicato all’esplorazione dell’intera vicenda canoviana, narrata al pubblico dalla voce di Adriano Giannini con le musiche del violoncellista Giovanni Sollima.
Ecco, se si parte con queste premesse è difficile rimanere delusi. Ad arricchire il percorso un corpo di lettere dell’Archivio di Stato di Massa, nonché un contratto, finora sconosciuto, del 1783 tra il conte Del Medico Staffetti e Antonio Canova (Collezione Andrea Sarteschi, Sarzana) per l’acquisto dei blocchi di marmo necessari perla realizzazione del “Monumento funebre di Clemente XIV”.
Partire preparati quindi, è un consiglio prezioso per chi prenderà la via del Carmi (si consiglia usufruendo del servizio navetta se non si vuole fare i conti con la cronica mancanza di aree di sosta in prossimità del museo stesso).
Poi, una volta ossigenati nel verde (tenuto davvero benissimo) della Padula, può partire il tour attraverso sei ambienti a piano terra del Carmi. Si potrà ammirare un’opera, ad esempio, da poco restaurata dall’Accademia di Belle Arti: si tratta del gesso canoviano la “Maddalena giacente”, uno degli ultimi gessi canoviani.
Di sala in sala diversi linguaggi si incontrano, dunque, in una narrazione che condurrà il pubblico in un viaggio - questa è l’intenzione degli organizzatori della mostra - «nella mente di Canova, testimoniato ora con la scultura, ora con documenti e coinvolgenti narrazione filmiche, offrendo un’esperienza culturale di grande rigore scientifico».
Dopo un’introduzione sulla “Vita e opere di Antonio Canova”, il percorso della mostra, in fitto dialogo tra materiale e immateriale, si apre con le Grazie per raccontare la genesi del processo creativo del Canova; si sofferma su un’intera sala dedicata a uno dei massimi capolavori dello scultore, “Paolina Borghese”; prosegue con le suggestive installazioni dedicate al rapporto tra “Canova e la danza”, per concludere la visita con l’immaginifica fiaba di “Amore e Psiche”. In questa sala, l’ultimo dei cinque modelli in gesso di proprietà dell’Accademia, lo splendido “Venere e Adone”. —
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