Il Tirreno

Concessione dello stadio, i dubbi dell’opposizione

Irene Rubino
Concessione dello stadio, i dubbi dell’opposizione

Bottici: così il bando rischia di andare deserto, ci voleva anzi l’affidamento diretto Andrea Vannucci: è una cambiale in bianco, invisibile la linea dell’amministrazione 

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CARRARA. La bozza di concessione dello Stadio dei marmi è tornata in consiglio comunale. La proposta di Piazza 2 Giugno prevede, lo ricordiamo, 30 anni di gestione dell’impianto di piazza Vittorio Veneto con un contributo annuale di 125mila euro da parte del Comune. La delibera per l’affidamento in concessione del servizio di gestione dello stadio dei quattro Olimpionici è passata col voto favorevole dei 14 membri della maggioranza e di quattro membri dell’opposizione, ovvero la totalità dei presenti in assise.

«Noi avremmo preferito l’ipotesi dell’affidamento diretto – ha spiegata il consigliere democratico Cristiano Bottici – com’è avvenuto a Pisa dove l’amministrazione Comunale ha dato in concessione alla squadra l’impianto per sei anni (rinnovabile per altri sei) con un atto di giunta. Se possiamo essere d’accordo sull’idea di un bando, non lo siamo invece sui contenuti della convenzione. Vediamo di buon occhio il fatto che l’amministrazione abbia deciso di accantonare annualmente una cifra per lo stadio, e lo schema del regolamento non è poi così diverso da quello dalle tanto vituperate convenzioni precedenti. Dai 65mila euro annui previsti in precedenza si passa a 125 mila, e questo ci sembra positivo. Tuttavia, non siamo d’ accordo su un progetto che prevede una spesa di circa 2 milioni e mezzo a carico del concessionario per una serie di interventi su un impianto datato. Il Dei Marmi avrà continuamente bisogno d’interventi di manutenzione straordinaria, anche per via delle normative che cambiano annualmente e sono sempre più rigide. Il concessionario dovrà contribuire alla manutenzione sia ordinaria che straordinaria dell’impianto a fronte di un contributo di 125 mila euro annui». Difficile che qualcuno partecipi a un bando simile, secondo Bottici. «Avremmo preferito che l’amministrazione si fosse fatta carico degli interventi necessari alla fruibilità dello stadio e della straordinaria amministrazione accendendo un mutuo; poi, che avesse preparato un bando per la gestione ordinaria dell’impianto guardando alla società come soggetto privilegiato. La convenzione parla poi di creazione di spazi commerciali: ma nel nostro stadio oggi non sarebbe possibile inserirne. Bisognerebbe farne uno nuovo, ma un impianto nuovo richiederebbe un investimento di ben altra natura: un progetto era stato anche presentato all’amministrazione tempo fa, ma prevedeva lo spostamento del terreno di gioco, la demolizione della tribuna, la demolizione delle curve, il rinvenimento di spazi da destinare all’uso commerciale, una viabilità diversa, e un investimento complessivo da 15-16 milioni di euro per uno stadio da 7 mila posti. Laddove si è pensato a strutture di questo tipo, tuttavia, la durata del rapporto tra il Comune e il concessionario è stata stimata in 99 anni, il massimo consentito. Il bando prevede parla di legare la società alla Carrarese calcio, consentendole tramite una clausola il diritto di allenarsi al Dei marmi, ma a quali condizioni? Se le venisse richiesto un canone troppo alto sarebbe problematico. C’è una nota di calmiere o il vincitore del bando ha facoltà di decidere la tariffa». Perplesso anche Andrea Vannucci: «Trovo che il regolamento sia a dir poco aleatorio. La maggioranza vincola il Comune di Carrara a impegnare 4 milioni in 30 anni per fare cosa? Non lo sa: affida a una gara il compito di stabilirlo. È una cambiale in bianco: la linea politica dell'amministrazione è praticamente invisibile. Questo testo potrebbe dar adito a contenziosi infiniti». — Irene Rubino

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