Malato oncologico aspetta quasi sei ore prima di poter tornare a casa in ambulanza
Dopo la medicazione al Noa, lasciato in un corridoio, con l’aria condizionata: «A casa aveva la tosse e ha vomitato»
MARINA DI CARRARA. Portato in ospedale per un'ecografia, torna a casa dopo sette ore, di cui cinque e quarantacinque passate ad aspettare un'ambulanza. È successo venerdì a un uomo di 85 anni: malato oncologico con tre cateteri drenanti. A contattarci è stata la famiglia del malato, che per ragioni personali e di tutela della privacy chiede di restare anonima. L’anziano, oltre a essere un paziente oncologico ha tre cateteri drenanti, due renali e uno in vescica. Lo scorso mercoledì era stato portato al pronto soccorso per sostituire quello in vescica. Dopo due giorni senza vedere urina nel sacchetto i familiari si allarmano, anche perché Mario dice di avere dei dolori. Il 118 secondo il racconto della famiglia viene chiamato alle 13,30, e sempre secondo quanto riferiscono i familiari l'ambulanza si presenta 14,30 (un'ora dopo). Una volta al pronto soccorso viene allertato l'urologo che tempestivamente fa fare un'ecografia al paziente. Dopo l'esito dell'esame il catetere viene sistemato. Secondo i medici può tornare a casa e alle 16,30 firmano le dimissioni. Fino a qui tutto bene.
Il problema sorge al momento di riportare l’uomo a casa: non ci sono ambulanze disponibili per il trasporto. E così, questo il punto, viene lasciato per ore in un corridoio del pronto soccorso. Una delle figlie chiede di entrare per vederlo, ma l'accesso agli estranei non è consentito. Intanto l'uomo telefona alle figlie per sapere come mai deve restare in ospedale, e per di più sotto l'aria condizionata che sta iniziando a dargli fastidio. Dopo varie insistenze viene spiegato a una delle figlie che la permanenza forzata è dovuta alla mancanza di un mezzo di trasporto. Intanto ripassano due ore e una delle figlie chiama personalmente il 118 per capire come mai non ci sia un'ambulanza disponibile. Secondo quanto ci ha detto le avrebbero risposto che "non c'era un'ambulanza disponibile su quaranta". Alle 20 la famiglia chiama addirittura i carabinieri. Nel frattempo vengono fatte altre telefonate al 118. Morale della favola, l’anzianotorna a casa alle 21,45.
Dalla famiglia fanno sapere che l’uomo adesso non sta bene, si è preso una brutta tosse (forse a causa delle troppe ore trascorse sotto i condizionatori) ed ha vomitato ripetutamente. Sempre secondo il loro racconto questi ritardi si sarebbero verificati più volte, ed ogni volta con un peggioramento della salute del malato. Per questo hanno deciso di rifiutare qualsiasi altro tipo di spostamento. Dalla Asl fanno sapere che «i ritardi possono verificarsi ogni qualvolta non ci sia la necessità dell'urgenza. Le associazioni mettono a disposizione un tot di ambulanze per le urgenze - proseguono - e un tot per il trasporto dei pazienti. E a volte succede che ci siano da fare tanti trasporti». L’ennesimo caso che, come scritto nei giorni scorsi, è un po’ tutta l’organizzazione da mettere a punto. Se un anziano con problemi di salute deve aspettare cinque ore e 45 minuti prima di tornare a casa, evidentemente c’è più di qualcosa che non va. Ed è urgente trovare dei rimedi. —
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