Precari, schiena rotta e al lavoro per 12 ore: si accende la protesta dei corrieri della Gls
In 22 insieme alla Filt Cgil si sono ritrovati per chiedere condizioni migliori. «Tanti lasciati a casa e non ci sono tutele»
MASSA. Presidio di 22 lavoratori in via Dorsale, davanti al deposito Gls, sede massese del corriere espresso, famoso in tutta Europa: «Ogni mattina, racconta la Filt Cgil- si consuma una sorta di lavoro a chiamata privo di tutele; i ragazzi si recano a lavorare, sicuri di partire con i propri furgoni, ma l’azienda non permette a tutti di caricare la merce, cercando di risparmiare facendo uscire meno furgoni più carichi, e li lascia ciclicamente a casa. Alcuni smaltiscono le ferie, altri si ritrovano in condizione di assenza non retribuita, cioè non giustificata, quindi senza stipendio. Ed è così ormai da anni».
A spiegare la situazione di un ambiente di lavoro non sindacalizzato, è Enrico Manfredi, segretario della Filt Cgil Massa Carrara, che ieri mattina ha partecipato al presidio dei lavoratori Gls assieme ad una rappresentanza regionale del sindacato. Ci si muove nell’ambito delle “merci, logistica e spedizioni”, un terreno dove l’applicazione del contratto nazionale di lavoro, secondo il sindacato, è spesso un miraggio. In più, la realtà locale vede pochi dipendenti, non iscritti a nessun sindacato e che non sono direttamente legati a Gls ma a tre cooperative. Tra i 22 lavoratori c’è anche qualche “padroncino”, ovvero proprietario del furgone con cui presta il servizio di trasporto e recapito. Secondo i lavoratori, che alla fine hanno deciso di rivolgersi alla Filt, Gls non permetterebbe mai a tutti e 22 i furgoni di uscire per le consegne, che si spingono sul territorio provinciale e fino alla Versilia, ma caricherebbe soltanto la metà dei mezzi, costringendo pochi facchini a più consegne e a 12, 13 ore di lavoro giornaliere senza sosta, fino anche alle 20.
Secondo il sindacato, nelle corde del corriere espresso ci sarebbe la necessità di “ottimizzare” il lavoro e di risparmiare sui viaggi dei furgoni, “caricando” però di lavoro soltanto pochi “fortunati”, costretti a massacranti giornate.
«Sono tutti giovani- racconta sempre Manfredi- ma soffrono già di mal di schiena ed ernie. Le ore sul mezzo sono troppe, le consegne sono troppo ravvicinate e di contro c’è chi rimane a terra e senza stipendio. I lavoratori ci hanno riferito che queste soppressioni dei turni di lavoro vengono comunicate la mattina stessa. Alle 6,30 si recano al deposito e alle 9 qualcuno gli dice “tu parti, tu torni a casa”. Una situazione inaccettabile». Va da sé che le cooperative non riescano a loro volta a mantenere i lavoratori, se Gls non paga il servizio. Per chi parte e va in strada, inoltre, i problemi non sono finiti: a parte ernie, dolori muscolari e 12 ore nel traffico cittadino, ci sono anche i “rischi di impresa” tutti a carico del lavoratore: «Questo è stabilito dalle cooperative: se danneggiano il mezzo, o se perdono l’incasso, devono pagare loro stessi la franchigia».
Una storia questa che si ripete in varie parti d’Italia: è passato poco più di un mese da quando è terminata la protesta sui tetti dei lavoratori Gls di Piacenza che protestavano contro un galoppante precariato. «Gls nonostante sia tra i leader in Europa nel settore dei corrieri espressi- spiega Gianfranco Conti, segretario regionale Filt Cgil- è tra le multinazionali più arretrate nell’applicazione del contratto nazionale di lavoro. Inoltre è sempre difficile relazionarsi con loro, perché è in parte un franchising, e in parte si nasconde dietro il sistema malato degli appalti esterni, spesso a tariffe non adeguate, per cui di fatto non possiede nessun lavoratore diretto».
Ieri pomeriggio la Filt Cgil ha incontrato i rappresentanti locali di Gls, ma l’incontro non è stato proficuo: «Hanno ribadito- riferisce Manfredi- che i lavoratori non dipendono da loro e che le decisioni sul numero di furgoni da impegnare ogni giorno sono prese in base alle esigenze del momento. Hanno anche negato che le comunicazioni con i lavoratori avvengano la mattina stessa, ma che i turni sono sempre stabiliti 24 ore prima, o al massimo la sera prima. In ogni caso queste modalità non ci convincono e il sindacato cercherà di andare a fondo della situazione, continuando a monitorare le condizioni di questi lavoratori». —
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